La capacità degli edifici di ridurre il proprio impatto sull’ambiente premia le imprese e accresce la loro capacità di attrazione
La sostenibilità degli edifici per ridurre l’impatto dell’inquinamento, lo spreco di risorse e accrescere la qualità di vita –dagli ambienti ai materiali – di chi ci vive e lavora. Ma la sostenibilità è anche un vincolo imposto dalla Ue agli Stati membri, con paletti e una tabella di marcia serrata.
La sostenibilità è – e sempre più sarà – un “biglietto da visita” per la reputazione delle imprese (e in futuro anche delle famiglie), per poter più facilmente accedere a un mutuo o a una linea di credito e a una copertura assicurativa.
In un parco uffici che, per il 75%, appartiene a uno stock privo di qualunque certificazione ambientale e con oltre il 90% degli edifici residenziali obsoleti, per lo più costruiti prima degli anni ’80, senza la “leva” di un Superbonus e con un costo del denaro e dei materiali in impennata, come si può vincere la sfida?
Un obiettivo, molti ostacoli e una serie di nubifragi inattesi e non sempre imprevedibili lastricano la ricerca della sostenibilità nel settore del Real Estate.
Su come farcela si sono interrogati un pool di operatori del settore, mercoledì scorso, a Milano, nel corso dell’evento “Sostenibilità e Architettura”, organizzato da Banco Bpm.
«Ci sono due temi da affrontare – ha sottolineato Regina De Albertis, presidente di Assimpredil Ance –. La necessità di un profondo rinnovamento del patrimonio edilizio, al quale il Superbonus 110%, pur avendo dato una spinta al mercato, non ha dato le giuste risposte, creando problemi, rincari, drenando risorse e crediti incagliati. Ma anche il rischio che prezzi e canoni rendano Milano una città per pochi, che esclude troppe persone. Per questo, è necessario lavorare in modo congiunto pubblico-privato per creare qualità e sostenibilità accessibile. Il nuovo Pgt va scritto insieme».
«Tra Superbonus 110% e bonus 90%, il Paese ha drenato 144 miliardi per riqualificare appena il 3,7% del patrimonio – ha ricordato Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera –. Siamo però un paese di piccoli proprietari. Per questo, va chiesto un maggiore impegno nell’investimento sulla riqualificazione edilizia ai cittadini-proprietari, incentivando e sostenendo economicamente i meno abbienti».
«Il sistema bancario non è mai mancato e mai mancherà nel supporto alle imprese, anche perché il 50% dei crediti fiscali è delle banche – ha aggiunto Luca Manzoni, responsabile Corporate & Investment Banking Banco Bpm –. Questa è una fase di mercato complessa. È importante sostenere le pipeline di prodotto».
«Ogni città ha la sua strada per affrontare una transizione verso un’architettura sostenibile e a Milano la sinergia pubblico-privato è virtuosa come non sempre accade altrove – rileva Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola –. L’architettura oggi si sta ponendo obiettivi nuovi. Tra questi anche come tagliare le emissioni e abbassare le tariffe in bolletta. È un grande cambio di mentalità rispetto al passato».
Sullo sfondo di tutto, però, restano alcune “spade di Damocle”: quella dei costi di costruzione – negli ultimi due anni lievitati, in cantiere, del 30% – quella dell’inflazione e quella dell’aumento dei tassi che ha indotto una stretta sui prestiti alle imprese e sui mutui alle famiglie.E la casa è tornata al centro degli interessi e delle preoccupazioni. Anche del disagio, per i redditi che restano al palo mentre affitti e prezzi al metro quadro continuano a crescere nonostante il calo delle transazioni, soprattutto nelle poche città italiane realmente attrattive per studenti, giovani lavoratori, stranieri.
«L’immobiliare oggi è un’industry centrale per il Paese – ha concluso Giuseppe Amitrano, ceo di Dils –. Ma non c’è da prendersela con i cattivi immobiliaristi se oggi non ci sono case a prezzi accessibili. I business plan non girano. Se tra terreno, oneri e costruzione di cantiere, i costi minimi sono arrivati a 4mila euro, diventa estremamente difficile vendere a meno. Vanno allargati i confini dell’hinterland, riformate le città metropolitane, minimizzati gli oneri. Il rischio – ha concluso Amitrano – è che si inchiodi una pipeline di nuovo prodotto di cui c’è estremo bisogno.
FONTI L. Ca. “Enti Locali & Edilizia”
