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Servizi e forniture, le imprese chiedono la revisione dei prezzi

La richiesta a governo e Parlamento: strumenti di recupero dell’inflazione da allineare tra tutti i settori economici

 

Le imprese della filiera dei servizi e delle forniture continuano a chiedere l’allineamento dei loro settori a quelli dei lavori, in materia di revisione prezzi nei contratti pubblici. Cioè, di recupero degli aumenti dei costi dovuti all’inflazione. La richiesta, avanzata ormai da inizio anno, è stata ripetuta ieri nel corso delle audizioni alla legge di conversione del decreto Infrastrutture in commissione Ambiente alla Camera. Il problema nasce con il correttivo varato alla fine del 2024. Con quell’intervento, infatti, il Governo ha migliorato la formula della revisione prezzi applicata ai lavori, prevedendo una franchigia del 3%, al di sotto della quale non si applica il meccanismo di recupero dell’inflazione, e una percentuale di recupero del 90% della parte restante. Per servizi e forniture, invece, la franchigia è rimasta al 5%, con una percentuale di recupero dell’80 per cento. Quindi, attualmente c’è un regime differenziato per lavori e servizi. Il documento depositato ieri da Legacoop a Montecitorio spiega che effetti ha questo disallineamento: «Se si ipotizza uno scenario di aumento dei costi del 2% anno su anno per tutta la durata del contratto, e un margine di utile stimato in sede di presentazione delle offerte del 5%, si rileva facilmente che nel caso di un contratto di durata di 36 mesi la parte svantaggiata recupererà appena il 2,4% dei maggiori costi sostenuti».

L’aumento di costi viene, così, scaricato sulle imprese. E per i contratti più lunghi le cose non cambiano molto. L’impatto su questo mercato rischia di essere devastante e di rendere insostenibili alcuni contratti: «L’assenza, di fatto, di efficaci meccanismi di revisione prezzi per gli appalti di servizi mina seriamente – prosegue la nota – la possibilità, in molti casi, di proseguire nell’esecuzione dei servizi e danneggia fortemente i lavoratori del settore». L’analisi è condivisa da tutta la filiera, come ricorda Andrea Laguardia, vicepresidente Legacoop Produzione e servizi: «Noi insieme ad altre 22 associazioni del settore dei servizi abbiamo proposto un manifesto per accendere un faro su questo problema. Sono associazioni che rappresentano un milione di lavoratori, 45mila imprese e un volume della produzione di circa 70 miliardi». Si tratta, tra gli altri, di servizi di pulizia, igienizzazione degli ospedali, mense scolastiche e ospedaliere, raccolta e gestione dei rifiuti, vigilanza privata.

Cna e Confartigianato, nel corso dell’audizione, hanno per la loro parte espresso preoccupazione per i tagli alla manutenzione straordinaria delle strade. Ma anche, sul fronte del Codice appalti, per il frequente ricorso a deroghe alle regole ordinarie. Nel testo del Dl Infrastrutture, è stato inserito un nuovo capitolo di eccezioni, stavolta per gestire le emergenze di protezione civile. «Il moltiplicarsi di eccezioni – affermano le associazioni – induce a ritenere che forse il sistema ordinario di gestione degli appalti non garantisce sufficiente rapidità e capacità attuativa costringendo il legislatore a ricorrere sempre più spesso a deroghe e procedure speciali». Sempre in materia di contratti pubblici, poi, è necessario prevedere all’interno della legge di conversione del provvedimento «in modo chiaro che il costo della manodopera venga escluso dal valore complessivo soggetto a ribasso». Bisogna, cioè, superare le incertezze interpretative che, secondo gli artigiani, attualmente caratterizzato queste voci.

 

 

 

FONTI       Giuseppe Latour       “Enti Locali & Edilizia”

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