I dati (e il testo completo) della Relazione al Parlamento Anac. Il presidente Busìa all’attacco su assenza di trasparenza e conflitti di interesse. Fari puntati anche sulla sicurezza dei cantieri minata dai subappalti a cascata
Troppi affidamenti diretti, soprattutto nel settore servizi e forniture. In questo campo nel 2024 i contratti pubblici assegnati senza gara sono stati il 98% del totale. È una delle denunce più pesanti tra quelle contenute nella Relazione al Parlamento presentata oggi dall’Autorità Anticorruzione. «Preoccupa – sottolinea il presidente dell’Autorità Giuseppe Busia – soprattutto, il crescente addensamento degli affidamenti non concorrenziali tra i 135.000 e i 140.000 euro, a ridosso della soglia: più che triplicato rispetto al 2021, quando il valore-limite era di 75.000 euro». Oltre alla soglia, aumentata in fase di pandemia e confermata al rialzo dal nuovo codice appalti (Dlgs 36/2023) a preoccupare sono i numerosi «casi di frazionamenti artificiosi degli appalti, finalizzati a mantenere gli importi al di sotto delle soglie di legge e, spesso, anche ad eludere l’obbligo di qualificazione delle stazioni appaltanti». Nei lavori va un po’ meglio. Ma anche qui per i piccoli importi non è che si nuoti nella trasparenza. Gli affidamenti diretti nel 2024 sono stati 32.535 sul totale di 62.160 procedure di appalti. Più di un appalto su due, dunque (il 52,4% per stare ai numeri) viene affidato su base fiduciaria. Se a questo aggiungiamo le 21.879 procedure negoziate senza bando si può concludere che l’87,6% dei lavori pubblici viene affidato senza una vera gara.
Non è solo una questione di procedure non rispettate. Un semplice problema di forma. Anzi. Di fronte al Parlamento il presidente dell’Anticorruzione mette in guardia contro il «proliferare di comportamenti anche opportunistici, dietro i quali si nascondono sovente sprechi irragionevoli, e purtroppo qualche volta anche infiltrazioni criminali e mafiose, come testimoniano, da ultimo, alcuni fatti di cronaca».
Il fatto è che di fronte alla possibilità garantita dalle norme di assegnare senza gara (e senza dover fornire alcuna motivazione) contratti che possono arrivare fino a 140mila euro «specie in alcuni contesti, gli amministratori onesti si trovano fra l’altro più esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre l’esigenza di dover almeno aprire un qualche confronto competitivo con altri operatori economici, al di sotto dei 140.000 euro», spiega Busìa, che non manca di ribadire «ancora una volta che nei contratti pubblici non basta fare in fretta, ma occorre anche fare bene».
IL TESTO COMPLETO DELLA RELAZIONE 2025 SULL’ATTIVITA’ SVOLTA NEL 2024
Le occasioni perse del Correttivo
Non è un caso dunque se la Relazione del presidente dell’Anticorruzione si soffermi sul recente Correttivo del codice appalti (Dlgs 209/2024, entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno) soprattutto per sottolineare le «occasioni mancate» da quel provvedimento. «Nessun intervento è stato fatto sulle soglie per aumentare trasparenza e competitività – attacca Busìa -, come pure per ripristinare verifiche preventive sugli affidamenti in house, utili ad evitare distorsioni del mercato e rallentamenti conseguenti a possibili contenziosi». Tra i treni perduti il presidente Anac cita anche la scelta di non prevedere l’obbligo per le imprese di dichiarare «il titolare effettivo, mentre appare evidente la necessità che il contraente pubblico conosca con chi si rapporta, al di là degli schermi societari» e poi l’assenza di pubblicità sulla composizione e sui compensi dei collegi consultivi tecnici. Mentre «preoccupa il fenomeno delle finte fideiussioni, per un valore stimato in diversi milioni di euro».
Mercato in calo del 38,9% nel 2024 e Pnrr al 30% di spesa
«La scadenza del Pnrr incombe», ricorda poi Busìa che riconosce «l’accelerazione impressa negli ultimi mesi», ma esprime comunque preoccupazione per «l’andamento della spesa, in alcuni settori ancora inferiore al 30% delle risorse destinate, secondo i dati diffusi dalla Corte dei conti lo scorso marzo». «Dobbiamo inoltre prepararci – avverte poi – a un’inevitabile contrazione nell’avvio di nuove procedure», dunque del mercato indotto dai bandi, da cui dipendono le imprese attive nel settore degli appalti pubblici. «Già nel 2024 – segnala – su un totale di oltre 270 miliardi di importo complessivo, si rileva una flessione del mercato dei contratti rispetto all’anno precedente, con un calo più rilevante nei lavori, che registrano una riduzione del 38,9%». I numeri dicono che il mercato italiano degli appalti 2024 è stato di 271,8 miliardi di euro per un totale di 267.000 procedure di gara, con una flessione del -4,1% sul 2023 e del -7,3% sul 2022. Le tipologie di forniture maggiormente acquistate nel 2024 sono quelle di prodotti farmaceutici che aumentano rispetto al precedente anno del 37,2% per un valore di più di 40 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.
Incidenti in aumento e rischi da subappalti a cascata
Un passaggio importante della relazione viene dedicato alla sicurezza sul lavoro. «È inammissibile che si continuino a registrare ancora troppi incidenti e troppe morti sul lavoro». Busia cita con preoccupazione i dati del Casellario delle imprese gestito dall’Autorità che riportano «1.448 annotazioni per violazioni delle norme su salute e sicurezza nel 2024, con un incremento del 43% rispetto al 2023 e del 87% rispetto al 2022». «In questo contesto, i rischi maggiori vengono dai subappalti, specie se realizzati “a cascata” – sottolinea il presidente Anac -. Il ricorso a tale istituto, quando non è giustificato da ragioni sostanziali, legate alla specificità delle prestazioni da realizzare, rivela spesso una previsione non corretta della stazione appaltante nel dimensionamento della gara o nella suddivisione in lotti». A farne le spese, oltre all’ente pubblico che «che si ritrova con prestazioni di qualità inferiore», sono i «subappaltatori, in particolare Pmi, che vedono erosi i propri margini di profitto», e poi «soprattutto» i «lavoratori, troppo spesso anello debole della catena».
Conflitti di interesse e lobby
Tra le denunce di Busìa spicca poi quella sui conflitti interesse che sono «troppi, piccoli e grandi, ma tutti capaci di minare la credibilità delle istituzioni». «A fronte della nostra sollecita evidenziazione dei vuoti di tutela che avrebbe lasciato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, si era fra l’altro risposto che si sarebbe provveduto a compensare l’eliminazione della sanzione penale con un rafforzamento delle tutele amministrative. Purtroppo – ha detto Busìa -, non solo tale compensazione non c’è stata, ma, dopo la riduzione di tutele sul conflitto di interessi operata dal Codice dei contratti pubblici, si è registrato un progressivo indebolimento delle garanzie amministrative poste a presidio dell’indipendenza e correttezza dell’agire pubblico». Tra i casi citati da Busìa, l’alleggerimento del cosiddetto divieto di «pantouflage», cioè la normativa sulle incompatibilità successive allo svolgimento di una carica, con la scelta di ridurre «da tre ad un anno il termine di separazione temporale dalle cariche in potenziale conflitto», arrivata con il decreto Pa (Dl 25/2025, convertito dalla legge 69/2025 lo scorso 9 maggio).
Infine al questione lobby ancora in cerca di un disciplina organica che Busìa denuncia come una «grave carenza». Mentre una normativa puntuale sarebbe «più urgente oggi, dopo la limitazione della fattispecie di traffico di influenze illecite e in un’epoca in cui gli strumenti per esercitare pressioni diventano vieppiù pervasivi».
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
