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Sicurezza sul lavoro, decreto legge 1° maggio con dote fino a 1 miliardo

Allo studio l’idea di circoscrivere l’area delle sanzioni alle imprese ai casi di dolo e colpa grave. Rafforzamento del bonus malus sui premi versati dalle imprese e formazione certificata

 

Un decreto “1 maggio” con una dote fino a 1 miliardo di euro, tutto in funzione della sicurezza sul lavoro. È, a meno di sorprese dell’ultim’ora, il piatto forte del consiglio dei ministri oggi in calendario. Ieri i tecnici del ministeri dell’Economia e del Lavoro, insieme a quelli di Palazzo Chigi si sono dedicati alla messa a punto di un testo che poggerebbe su tre pilastri, a cominciare dalla proroga della copertura della tutela Inail per 1 milione di studenti e docenti, contro gli infortuni nella scuola (attività di alternanza scuola-lavoro incluse). Sul tavolo anche un miglioramento ed un rafforzamento del meccanismo ”bonus malus” sui premi versati dalle imprese all’Inail. L’obiettivo del governo è quello di premiare le aziende più virtuose. Il terzo pilastro è costituito da nuove misure riguardanti la formazione certificata sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel provvedimento potrebbero poi confluire anche una parte delle misure da tempo allo studio del ministero della Giustizia. Se pare tramontata l’ipotesi di collocare nel testo nuovi reati per rafforzare il presidio penale a tutela della sicurezza del lavoro, diversamente da quanto di recente fatto su un altro fronte con l’introduzione del femminicidio, resta possibile la messa in campo di un pacchetto di misure premiali a favore delle imprese.

Architrave ne sarebbe un intervento sul decreto 231 del 2001 che ha istituito la responsabilità amministrativa a carico delle persone giuridiche per reati commessi dai dipendenti. Un catalogo, quello dei delitti, che si è andato via via arricchendo, comprendendo da tempo anche quelli colposi in violazione delle norme di protezione dei lavoratori (da qui processi anche purtroppo clamorosi come quello su ThyssenKrupp per la morte a Torino di sette operai nel 2007). Agendo sui modelli organizzativi che già oggi le aziende devono adottare anche in funzione di prevenzione di contestazioni penali si punterebbe a circoscrivere l’area delle sanzioni alle imprese ai casi di dolo e colpa grave. Per le imprese con le carte in regola, rispettose delle norme di tutela, dei migliori protocolli, in grado di aggiornare e rafforzare via via i modelli organizzativi ci sarebbe quindi un elemento di convenienza. Il punto di forza resterebbe quindi sempre quello di un innalzamento dei livelli di attenzione interni in funzione preventiva, evitando di andare a inasprire sanzioni penali oggi considerate comunque adeguate.

Il testo dovrebbe essere varato oggi, anche se non si esclude che venga solo annunciato, magari per avviare prima il confronto con le parti sociali. La dote fino a 1 miliardo, che potrebbe essere spalmata su più anni, verrebbe garantita dal consistente avanzo di bilancio dell’Inail, e questo consentirebbe di ridurre al minimo l’impatto sul deficit. Dunque, anche quest’anno, come nel precedente biennio, il premier Giorgia Meloni annuncia un pacchetto di misure dedicate al mondo produttivo in occasione del 1 maggio, la festa dei lavoratori. Il presidente del Consiglio, che ha avuto contatti ieri con il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha assicurato che coinvolgerà sindacati e imprese per avviare un confronto sull’attuazione delle misure a favore della sicurezza sul lavoro.

Dalle ipotesi circolate ieri, tra i modelli di riferimento tecnicamente si guarda a quello denominato OT23, uno strumento dell’Inail che consente alle aziende di chiedere una riduzione del premio assicurativo per la prevenzione dei rischi sul lavoro. Questa riduzione è concessa alle imprese che attuano interventi di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori. A spingere il premier ad intervenire sul tema sono i dati sugli incidenti e sui morti sul lavoro, oggetto ieri anche dell’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (si veda l’altro articolo a pagina 10). Del resto lunedì scorso, in occasione della giornata mondiale sulla salute e sicurezza sul lavoro, il Cnel ha rilanciato il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro, secondo cui i casi mortali di infortunio denunciati all’Inail del 2024 sono aumentati del 4,7% rispetto all’anno precedente, da 1.029 a 1077. A crescere maggiormente sono quelli in itinere – da 239 a 280 – mentre quelli in occasione di lavoro aumentano di 7 casi, da 790 a 797. Sono aumentate le denunce per malattia professionale: +15.745, pari al 21,60%. La crescita del 2024, peraltro, segue quella del 2023. Gli infortuni nel corso del 2024 sono invece risultati in diminuzione (-3.453, pari allo 0,7%): in calo le denunce di infortuni avvenuti in occasione di lavoro (-19%, 8mila in valore assoluto), mentre risultano in aumento (+5%, 4,5mila) quelle relative a infortuni in itinere, avvenuti nel tragitto tra casa e posto di lavoro.

L’iniziativa del governo in arrivo è accolta con freddezza dai sindacati. «Non siamo stati convocati da nessuno – ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini-. Abbiamo presentato da almeno un anno e mezzo una piattaforma unitaria sulla salute e sicurezza che non è stata oggetto di nessun confronto». Critico anche il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri: «siamo abituati che il 30 aprile è il giorno in cui il Governo si ricorda del lavoro, forse perché c’è il 1° maggio, vedremo, non siamo stati né informati né convocati. Sicuramente il confronto con le parti sociali non è la forza di questo governo». Peraltro, sempre secondo la Uil «solo lo 0,4% delle risorse delle aziende sanitarie locali, pari a 399 milioni di euro l’anno, è destinato ai servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro».

 

 

 

FONTI         Giorgio Pogliotti e Marco Rogari        “Enti Locali & Edilizia”

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