Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

Subappalti, l’Ance denuncia alla Commissione Ue la stretta sulla qualificazione

Non bastano il chiarimenti del Dl Infrastrutture sull’irretroattività della norma del Correttivo. Esposto a Bruxelles contro il no all’uso dei subaffidamenti per aumentare i livelli di qualificazione delle grandi imprese

 

I costruttori italiani dell’Ance portano a Bruxelles la disputa sulla norma del Correttivo appalti (Dlgs 209/24) che cancella la possibilità di utilizzare i certificati dei lavori realizzati dalle imprese subappaltatrici a vantaggio delle grandi imprese, in quanto titolari del contratto principale. Una norma che il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha più volte difeso in Parlamento, sostenendo che si tratta di una misura mirata a valorizzare il ruolo dei subappaltatori, con il riconoscimento delle varie professionalità impegnate in cantiere.

Per la verità Salvini in passato aveva anche aperto a correzioni di rotta. Ma alla fine dei conti il decreto Infrastrutture (Dl 73/2025) appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale si è limitato a chiarire il campo di applicazione delle novità introdotta dal Correttivo, stabilendo che la stretta sulla qualificazione attraverso i subappalti scatta solo per le opere messe a gara dopo il 31 dicembre 2024. Un chiarimento parziale che lascia però inalterata la sostanza del nuovo quadro normativo.

Sbarrata la strada in Italia, le imprese generali dell’Ance hanno allora deciso di bussare alle porte delle Commissione europea, segnalando con un esposto la possibile violazione delle norme europee, a partire dalla Direttiva sugli appalti 2024/24. Una decisione che secondo i costruttori si inquadra peraltro come un aggiornamento di quanto già denunciato alla Commissione in passato. Nell’ambito della proceduta di infrazione sul subappalto che l’associazione aveva attivato sul codice del 2016, la Commissione Ue è infatti tornata a interpellare nuovamente l’Ance sulle novità legislative intervenute, anche alla luce dei pareri espressi dal Parlamento sul Correttivo. Le commissioni Politiche Ue, tanto della Camera che del Senato, sul punto avevano infatti sottolineato il disallineamento della posizione sancita dal Correttivo con le prescrizioni della legislazione europea sul subappalto. Dunque, anche da qui l’esposto.

Nelle obiezioni, sollevate anche durante le audizioni in Parlamento sui vari provvedimenti (dal Milleproroghe al recentissimo decreto legge Infrastrutture) facendo leva sui quali l’Ance ha più volte richiesto e sperato in una modifica della norma del Correttivo, l’associazione dei costruttori ha sottolineato come l’impossibilità di utilizzare i lavori subappaltati ai fini della qualificazione Soa si traduce di fatto in un ostacolo indiretto alla possibilità di ricorrere ai subaffidamenti. Visto che con l’ultima riforma del codice l’Italia si è mossa, anche su impulso dell’Europa, verso una progressiva liberalizzazione del subappalto i costruttori hanno rimarcato che «sarebbe ora paradossale che con quest’ultima innovazione, si compissero passi indietro sul punto».

Dai vertici dell’Ance è stata più volte anche evidenziata «l’assenza di considerazione del ruolo che l’appaltatore svolge nell’esecuzione dell’appalto, ossia della responsabilità che grava sullo stesso rispetto alla totalità dei lavori, ivi compresi quelli affidati in subappalto, nei confronti della stazione appaltante, sia pure in via solidale», oltre al fatto che proprio per questa ragione «l’appaltatore presta molteplici garanzie, che vengono commisurate sull’intero valore dell’opera, e pertanto a prescindere dal fatto che una quota dei lavori sia stata eventualmente eseguita in subappalto».

Nella visione dell’Ance, inoltre, la norma presenta inoltre possibili vizi di incostituzionalità, ravvisati nella disparità di trattamento a sfavore degli operatori nel settore dei lavori pubblici, visto che la limitazione opera solo ai fini del conseguimento dell’attestazione Soa, dunque nel campo dei lavori pubblici mentre non viene replicata nel settore dei servizi e delle forniture.

Ora la palla passa alla Commissione Ue. Laddove la Commissione dovesse ravvisare elementi concreti di violazione delle norme Ue potrebbe decidere per l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, a partire da una lettere di messa in mora con un termine di due mesi per rispondere.

 

 

 

FONTI      Mauro Salerno      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News