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Tav Napoli-Bari, in dieci ai domiciliari: tangenti nei regali di Natale

L’inchiesta della Procura di Napoli è sfociata nell’ordinanza eseguita dalla Guardia di finanza su venti persone

 

Mazzette nei pacchi di Natale, orologi di lusso, iPhone, cuffie bluetooth, vacanze, automobili, assunzioni di familiari, perfino un tagliaerba. Per il gip è il catalogo dei favori sull’Alta velocità Napoli-Bari. Dietro i regali: pagamenti accelerati, informazioni riservate sui prezzi dei concorrenti, affidamenti e controlli più deboli.

È l’inchiesta della Procura di Napoli sulla Alta velocità/Alta capacità Napoli-Bari, sfociata nell’ordinanza eseguita dalla Guardia di finanza su venti persone. Dieci ai domiciliari, tra loro Dante, Raffaele e Angelo Salzillo, fratelli della Areco srl, azienda familiare subappaltatrice nei cantieri: per il gip «tirano le fila» del sistema. Con loro Aristodemo Busillo, già legale rappresentante dei consorzi Nacav e Hirpinia Av, che per favorire Areco avrebbe incassato 5mila euro. Sette obblighi di dimora e firma; tre sospesi un anno dal pubblico servizio; altri undici senza misura. Accuse: corruzione, caporalato, falsa fatturazione. Resta l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa per presunti rapporti dei Salzillo col clan Belforte.

Per il gip, tra 2023 e 2026 Areco avrebbe ottenuto pagamenti in corsia preferenziale, prezzi dei concorrenti prima della chiusura delle gare, lavori extra e controlli attenuati. «Siamo stati di parola», dice a Salzillo il 26 giugno 2024 Alessandro Cupellini, dipendente Nacav, dopo un altro bonifico da oltre 135mila euro alla Areco. In cambio, regali. Soprattutto a Natale.

L’ordinanza le chiama «corruttele natalizie»: tre Natali, 2023-2025. Nel 2024 la cassetta a Costantino Guidubaldi, addetto all’ufficio acquisti del consorzio Telese, conteneva 4mila euro tra i prodotti enogastronomici. Maurizio Di Prima, già direttore di cantiere Webuild per Hirpinia Av, avrebbe ricevuto cuffie bluetooth pagate da Areco, poi denaro nascosto in plichi e confezioni natalizie. Davanti al giudice cinque hanno invocato l’ingenuità; tre, tra cui il procurement manager Webuild Antonio Donadio, sostengono che nei pacchi c’erano solo prodotti caseari.

Il 19 dicembre Areco ottiene un contratto da circa 6,7 milioni per gli scavi nelle gallerie del consorzio Xenia. Decisiva, per l’accusa, l’intercessione di Maurizio Ferroni, Project manager di Ghella e direttore tecnico del consorzio Telese, e di Francesco Cosentino, dipendente Hirpinia Av. Un Cartier da 7.900 euro per Ferroni passa da Guidubaldi; un Longines da circa 2mila euro per Cosentino da Giandomenico Colella, uomo di «assoluta fiducia» di Dante Salzillo. Colella sostiene di ignorare il contenuto dei pacchi e di non essersi accorto di nulla quando l’imprenditore lo contattava per gestire «momenti di particolare fibrillazione del sistema corruttivo», scrive il gip, anche quando «il Salzillo veniva fermato con il Busillo e trovato in possesso della “mazzetta” appena consegnata».

Per il procuratore di Napoli Nicola Gratteri il punto debole è la catena dei subappalti. «È il sistema normativo, soprattutto preventivo, che non funziona», dice a margine del Premio Giancarlo Siani. L’anello fragile degli appalti pubblici? «I subappalti». E ancora: «Spesso quando c’è un passaggio, uno step, lì c’è la mazzetta e poi la difformità all’opera», perché i margini si riducono «man mano che si passa da un subappalto a un subappalto».

 

 

 

FONTI        Ivan Cimmarusti            “Edilizia & Territorio”

Categorized: News