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«Tempi di aggiudicazione? Senza formazione i richiami Anac rischiano di cadere nel vuoto»

Ricciardi (Assorup) sulla maxi-operazione lanciata dall’Autorità Anticorruzione: molti neppure sanno che esistono dei termini da rispettare, bisogna investire sulla professionalità di chi gestisce i contratti pubblici

 

«L’obiettivo di contenere e non sforare i tempi di aggiudicazione, lo dico con grande rispetto dei miei colleghi, la gran parte dei Rup neppure sa che esiste. Nessuno li ha mai formati su quale siano gli adempimenti che devono essere rispettati. Molto spesso vengono lanciati all’avventura senza neppure avere i requisiti».

Ruota tutta intorno alla necessità di una massiccia opera di formazione la reazione della prima associazione nata in rappresentanza dei Rup alla vasta operazione di richiamo partita dall’Anac nei confronti dei Responsabili di procedimento in ritardo con gli obiettivi di contenimento dei tempi di aggiudicazione stabiliti prima dal nuovo codice appalti e poi dai traguardi («milestone») sanciti dal Pnrr. Di fronte all’operazione di cui abbiamo dato notizia per primi su questo giornale, per Daniele Ricciardi, presidente di Assorup, associazione che conta circa 1.250 iscritti tra le decine di migliaia di Rup attivi in Italia («secondo i nostri calcoli sono circa 120mila») la priorità è la formazione delle figure incaricate di gestire l’assegnazione dei contratti pubblici italiani.

«L’Anac – dice Ricciardi – fa legittimamente il suo mestiere puntando ad avere una banca dati ricca di informazioni anche in vista della scadenze relative alla qualificazione delle stazioni appaltanti». Dal punto di vista dei Rup però c’è un carico eccessivo di adempimenti legati al tracciamento delle attività. «Bisognerebbe che uno dei cinque giorni lavorativi fosse dedicato soltanto ad alimentare le banche dati a partire da quelle dell’Anac fino ad arrivare a Regis. Il punto è che o si lavora o si lavora per dare informazioni», segnala Ricciardi che però non ha alcuna intenzione di aprire una contrapposizione con l’Autorità di riferimento con cui piuttosto rivendica un atteggiamento di collaborazione.

La sostanza è che se con la scelta di qualificare le stazioni appaltanti si punta a creare delle nuove figure di professionisti degli appalti c’è ancora un lungo lavoro da fare. Al momento, è facile concludere che si è fatta opera di razionalizzazione, dando una secca sforbiciata alle amministrazioni autorizzate a gestire in proprio le commesse pubbliche, ma siamo ancora lontani dall’aver creato le figure di professionisti di cui il settore avrebbe bisogno dal lato di chi gestisce la domanda di contratti pubblici.

«Ecco – dice Ricciardi – forse l’Anac proprio questo dovrebbe fare: vigilare sul rispetto dei requisiti di accesso al ruolo di Rup da parte delle stazioni appaltanti e ci si renderebbe conto, così come abbiamo fatto noi con una survey lo scorso anno, che le persone non sono in possesso dei requisiti, non vengono formate». Secondo i calcoli di Assorup la spesa media per formare il personale delle stazioni appaltanti non supera i 5mila euro l’anno. Una cifra che «non serve neanche per dare l’Abc degli appalti per tutto il personale naturalmente impegnato nell’attività contrattuale che non è soltanto la figura di Rup, ma tutti i collaboratori che girano intorno all’attività contrattuale».

Invece, rispetto alla necessità di monitorare e ridurre i tempi di aggiudicazione delle gare, secondo il presidente di Assorup «molti Rup non hanno adempiuto semplicemente perché pensano che l’acquisizione del Cig, il codice identificativo della gara, sia attività di un adempimento legato soltanto alla fase di affidamento, ma poi non si preoccupano affatto di gestire questo strumento informatico per dare una piena informazione su tutta l’attività contrattuale».

Di qui la richiesta di una massiccia opera di formazione. «Non dimentichiamo che lo scorso anno abbiamo speso 470 miliardi di euro in appalti e concessioni, quindi lo Stato dovrebbe rendersi conto nella legge di bilancio che vale la pena investire su questo queste persone, se vogliamo che questi denari vengano spesi correttamente», conclude Ricciardi.

«Io – aggiunge – ho ho manifestato al presidente Busia una perplessità sul fatto che prima di qualificare gli enti e le organizzazioni si devono qualificare le persone, perché è molto facile ottenere un attestato poi però bisogna vedere se all’interno dell’organizzazione c’è davvero il possesso del know-how. E il know-how è delle persone, non è dell’ente in sé, quindi bisogna fare un ingrosso investimento in formazione sui Rup». Dopodiché, conclude, «l’Anac potrà fare tutti i richiami del mondo, se si rende conto che sono richiami giustificati dal fatto che queste persone sono consapevoli che esistono dei termini da rispettare». Invece ora, questa è la realtà con cui fare i conti, molti neppure sanno di cosa si sta parlando.

 

 

 

FONTI    Mauro Salerno    “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News