Dall’industria al commercio, categorie convocate la prossima settimana. Interessate non solo le imprese: dai negozi fino alle banche
Il conto alla rovescia per far decollare le polizze contro le catastrofi naturali a carico delle le imprese, in particolare per terremoti, frane e alluvioni è partito. Il testo del decreto attuativo è ormai pronto, come anticipato da Il Sole 24 Ore del 4 settembre scorso. Adesso è il momento del confronto tra i dicasteri incaricati di redigere il provvedimento, il ministero per il Made in Italy in collaborazione con il ministero dell’Economia, e le categorie imprenditoriali coinvolte dalle nuove norme. Una riunione è stata convocata a questo scopo all’inizio della prossima settimana: un invito allargato a tutti i settori produttivi, dunque da Confindustria alle varie associazioni in rappresentanza dell’artigianato e quelle del commercio e della grande distribuzione. Dovrebbero essere presenti anche l’associazione delle compagnie assicurative e l’Ivass, l’Autorità dei regolazione del settore assicurativo che, in base alla legge, deve essere coinvolta nell’elaborazione del decreto per gli aspetti prudenziali. E la Sace, la società pubblica chiamata a riassicurare (con un plafond a copertura di 5 miliardi di euro) fino a un concorso al 50% gli imponenti rischi che dovranno assumere la compagnie.
L’obiettivo dell’incontro dovrebbe essere quello di illustrare le previsioni finali del provvedimento prima dell’emanazione. Le associazioni di settore non sono ovviamente a digiuno su quanto sta per essere approvato poiché contatti informali sugli aspetti chiave ci sono stati negli ultimi mesi. Il documento atteso la prossima settimana dovrebbe essere versione pressoché definitiva, che ha passato anche il vaglio dell’Ivass. Non è da escludere, però, che alcune limature siano possibili alla luce delle istanze presentate dalla associazioni. L’ultima bozza di decreto circolata introduce un obbligo per le compagnie a garantire una copertura fino al 100% del valore per asset o insieme di asset fino a un milione di euro. Questa percentuale garantita si riduce fino al 70% nel caso di beni per un valore tra 1 e 30 milioni di euro. Per valori superiori la copertura è lasciata alla libera negoziazione tra le parti, così come il livello di scoperto. Per i beni fino a 30 milioni di valore questa quota del danno indennizzabile a carico dell’assicurato non può superare il 15 per cento di esso. Il decreto stabilisce definizioni dei vari eventi catastrofali – terremoti, frane e inondazioni – che dovranno essere recepite nelle nuove polizze.
Le inondazioni, purtroppo, sono ormai sin troppo spesso di attualità in Italia, peraltro in aree geografiche ricche di insediamenti produttivi, come le cronache di questi giorni raccontano. Rispetto alla data del 31 dicembre 2024, entro la quale scatterà l’obbligo a carico delle compagnie assicurative a contrarre questo tipo di polizze, come prevista dalla finanziaria dello scorso anno, il provvedimento attuativo introduce un ulteriore periodo di transizione. Nella ultima versione, questo periodo di transizione era pari a 3 mesi dalla entrata in vigore del decreto. Questo lasso di tempo potrebbe variare, perché le imprese e le altre attività produttive potrebbero richiedere margini temporali più ampi per adeguarsi.
A questo proposito va evidenziato che ieri è stato segnalato un emendamento al decreto Ominibus, presentato da FdI, che prevede di far slittare l’obbligo alla fine del 2025. Anche l’ambito di applicazione potrebbe essere passibile di qualche sfumatura. In base alla legge, le nuove polizze catastrofali devo essere stipulate da tutte le attività produttive, quindi da imprese industriali che quelle finanziarie, incluse le banche e le stesse imprese assicurative. La legge stabilisce che l’assicurazione sia stipulata da tutte le attività iscritte al registro delle imprese presso la camera di commercio. Il decreto specifica, poi, che queste debbano coprire le seguenti immobilizzazioni: terreni, fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali. Dunque ci rientrano praticamente tutti.
La particolare attenzione per le categorie produttive diverse da quelle finanziarie è legata al fatto che banche e imprese assicurative hanno già polizze danni con estensione per varie tipologie di eventi (anche per i rischi legati alla sicurezza) e quindi non avranno un impatto sui conti particolarmente diverso da quello esistente. Dovranno probabilmente aggiornare le polizze in essere con le indicazioni previste dalla nuova norma. Per la gran parte della platea di 4 milioni di piccole e medie imprese, invece, l’impegno economico finanziario per le nuove copertura non è irrilevante. Da questo punto di vista il principio della mutualità, cioè l’estensione a tutte le attività delle coperture, contribuisce e ridurre l’incidenza del premio. Anche se va ricordato che l’obbligo della nuova legge vale solo per le compagnie; per le attività produttive è prevista solo la perdita di incentivi pubblici se non ottemperano alle nuove disposizioni.
FONTI Laura Serafini “Enti Locali & Edilizia”
