Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

Dl Infrastrutture, Ance: no all’applicazione retroattiva della revisione prezzi al ribasso

Le richieste dei costruttori nell’audizione alla Camera sul Dl 73/2025: correggere le falle sui meccanismi di compensazione del caro-materiali, il paradosso Foi e una soluzione strutturale sui subappalti

 

Sono concentrate sulle “falle” relative al meccanismo della compensazione e revisione dei prezzi le preoccupazioni dei costruttori in merito al decreto legge Infrastrutture che ha appena cominciato l’iter di conversione alla Camera. Nell’audizione di stamattina di fronte alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti, l’Associazione nazionale costruttori (Ance, rappresentata nell’occasione dal delegato di presidenza Antonio Ciucci) ha sottolineato in particolare i rischi che potrebbero derivare dall’applicazione retroattiva di una delle novità introdotte dalla legge di Bilancio ai meccanismo di revisione dei prezzi previsto dal Dl Aiuti contro il caro materiali (su cui ieri abbiamo dato notizia delle modalità di richiesta dei contributi per il 2025): cioè la possibilità di applicare i nuovi i prezzari anche in diminuzione rispetto a quelli contrattuali.

«Le compensazioni previste dal Dl Aiuti stanno tenendo in piedi il sistema dei lavori pubblici in Italia – ha sottolineato Ciucci – visto che sono oltre 17mila i cantieri» che hanno chiesto accesso alle sue misure di revisione «per gli anni 2023 e 2024 (quest’ultimo, solo con riferimento al primo semestre)». È dunque normale che i costruttori la considerino una norma fondamentale per il settore. Il punto che chiedono di modificare riguarda la nuova dell’applicazione dei prezzi «in diminuzione». «Tale innovazione è stata inserita in modo generico e senza alcun riferimento temporale. Il rischio concreto, quindi, è che la stessa venga applicata dalle committenti anche retroattivamente, coinvolgendo cioè i riconoscimenti riguardanti le annualità precedenti il 2025», ha spiegato Ciucci. Per il delegato Ance «è evidente che una eventuale applicazione retroattiva della norma darebbe luogo a problemi gravissimi, quali, da un lato, l’impossibilità di attuare il recupero delle somme nel caso di lavori con contabilità ormai chiuse; e, dall’altro lato, una forte disparità di trattamento rispetto ai procedimenti con liquidazioni ancora in corso, con il rischio di forte contenzioso». Inoltre, l’Ance chiede che in ogni caso, per il 2025, l’eventuale applicazione in diminuzione riguardi «esclusivamente i singoli prezzi contenuti all’interno del Sal e giammai l’importo complessivo dello stesso, che non potrà mai scendere al di sotto di quello calcolato con i prezzi di contratto».

Altra priorità riguarda la norma del decreto Infrastrutture (articolo 9) che per risolvere il problema dei cosiddetti contratti «esodati», cioè esclusi da qualsiasi meccanismo di revisione prezzi, rischia di creare nuovi problemi, finendo per attrarre nel suo alveo anche lavori che possono beneficiare delle compensazioni del decreto Aiuti. Qui la richiesta è quella di specificare che la norma si applica solo agli appalti con offerta scaduta dopo giugno 2023.

 

Il paradosso Foi
Guarda sempre al decreto Aiuti anche un’altra richiesta dell’Ance relativa al cosiddetto Fondo per le opere indifferibili (Foi). La segnalazione riguarda il fatto che molte stazioni appaltanti, sulla base di una interpretazione meramente letterale di una norma del Dl 50/2022, hanno ritenuto, e ritengono, esclusi dall’applicazione dell’art. 26 tutti gli appalti che abbiano in qualsiasi misura beneficiato del Foi. «Si tratta di una lettura testuale che, sebbene immediatamente desumibile dal tenore della norma, non appare coerente con l’impianto sistematico della disciplina e – ha spiegato Ciucci – ha finito per determinare effetti così distorti che in lotti contigui di grande opere, anche dell’alta velocità ferroviaria, capita che uno dei due lotti benefici di misure di compensazione e revisione dei prezzi e l’altro ne sia paradossalmente escluso». «Circostanza, questa, assai preoccupante ove si consideri si tratta di più di 5.000 cantieri per almeno 22 miliardi di euro, che rischiano pertanto di fermarsi a breve», ha fatto notare il rappresentante dei costruttori.

 

La qualificazione tramite subappalti
Ultimo passaggio dedicato al subappalto. Il focus è sulla questione dei certificati lavori subaffidati che le imprese generali non possono più utilizzare per incrementare i propri livelli di qualificazione agli appalti. Sul punto l’Ance valuta positivamente il fatto che il decreto Infrastrutture abbia chiarito che la novità non si applica ai contratti in corso, ma solo a quelli banditi dopo il 31 gennaio 2024. Tuttavia, ha concluso Ciucci, «anche per via delle responsabilità che gravano sull’appaltatore principale non è accettabile che al subappaltatore vada 100 e all’impresa principale zero». Per i costruttori, resta dunque «la necessità di trovare soluzioni» più strutturali «che tengano conto del ruolo che l’appaltatore svolge nell’esecuzione dell’appalto, ossia della responsabilità che grava sullo stesso rispetto alla totalità dei lavori, ivi compresi quelli affidati in subappalto, nei confronti della stazione appaltante, sia pure in via solidale ed anche di tutte le attività che lo stesso appaltatore svolge (ingegneria, topografia, supporto amministrativo ecc.) affinché la prestazione del subappaltatore possa realizzarsi». Per l’Ance va infatti considerato che «per tale ragione, l’appaltatore presta molteplici garanzie, che vengono commisurate sull’intero valore dell’opera, e pertanto a prescindere dal fatto che una quota dei lavori sia stata eventualmente eseguita in subappalto (vedi, ad esempio, la garanzia definitiva)».

 

 

 

FONTI     Mauro Salerno       “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News