Dalla modellazione ai dati di gara: la spinta sui formati aperti garantisce interoperabilità, autonomia nelle licenze e tutela del patrimonio informativo. Ma non mancano le criticità
L’adozione del Bim è ormai un pilastro per l’edilizia italiana, spinta dagli appalti pubblici e dalla digitalizzazione delle opere. I recenti dati del Report Oice mostrano una forte accelerazione: le gare con Bim sono salite a 638 (+80,7%) superando 1,49 miliardi di euro (+151%). La progettazione digitale incide così per oltre il 27% dei bandi e per più del 56% del valore economico del settore.
Tuttavia, il boom evidenzia forti criticità legate ai software commerciali. L’obbligo di abbonamenti continui, i formati chiusi e il rischio di restare vincolati a un unico fornitore («vendor lock-in») spingono il mercato verso l’open source. L’ecosistema dei software liberi ha raggiunto una maturità tale da coprire ogni fase del lavoro: dalla modellazione 3D al controllo dei dati, fino alla gestione in cloud condivisi e neutrali. L’open source diventa così una scelta fondamentale per le amministrazioni, poiché garantisce la sovranità sui dati e la conservazione nel tempo del patrimonio informativo pubblico.
Sovranità digitale e conservazione nel tempo del dato
La spinta e la progressiva affermazione di queste soluzioni libere non rispondono soltanto a ragioni di efficientamento economico o di risparmio sui costi di licenza. Sebbene la maturità dei capitolati informativi sia ancora disomogenea, comparendo in forma strutturata solo in circa un terzo dei bandi pubblici, la normativa e la giurisprudenza spingono in modo sempre più vincolante verso requisiti di idoneità certificati e piattaforme interoperabili.
Per le stazioni appaltanti, le pubbliche amministrazioni e i grandi patrimoni immobiliari, l’open source rappresenta così l’unica vera garanzia di sovranità e conservazione nel tempo del patrimonio informativo. Utilizzare software liberi e formati aperti assicura la consultabilità e l’accessibilità dei dati di un’opera pubblica anche a distanza di molti decenni, eliminando il rischio che un cambio di licenza, il fallimento di un produttore o l’obsolescenza di un formato proprietario rendano inaccessibile la memoria digitale dell’ambiente costruito.
Dalla modellazione 3D ai progetti su misura
L’architettura dei programmi liberi si sviluppa su più livelli tecnologici, affiancando software di progettazione integrati a motori di coordinamento e framework di sviluppo avanzati. Nel campo della creazione di modelli spicca FreeCad, storico programma parametrico che include un modulo interamente dedicato all’architettura. Attraverso questo ambiente di lavoro, tecnici e progettisti possono sviluppare elementi edilizi complessi, associare ad essi dati tecnici e strutturali ed esportare la geometria nel formato aperto Ifc (Industry Foundation Classes), sfruttando la versatilità del linguaggio Python per personalizzare le automazioni.
Sul fronte dell’operatività nativa in formato aperto si distingue invece Bonsai, software noto in precedenza come BlenderBim. Sviluppato sulla potente libreria geometrica IfcOpenShell e integrato nel noto ambiente 3D Blender, Bonsai supera il concetto di conversione dei dati lavorando direttamente sulle strutture prescritte dagli standard internazionali. Questo approccio permette di gestire attività complesse come la simulazione delle fasi di cantiere, la stima dei costi e persino la manutenzione degli edifici tramite sensoristica IoT. Infine, per le fasi embrionali del disegno, strumenti come B-Processor permettono di impostare la modellazione concettuale sulle relazioni spaziali e volumetriche, anticipando la gestione delle informazioni fin dalle primissime bozze.
Il coordinamento in cloud
La gestione collaborativa e l’integrazione delle banche dati trovano un perno centrale in piattaforme quali Bimserver.org. Si tratta di un server centrale open source sviluppato per archiviare, revisionare e unire i modelli informativi nel cloud, fungendo da base ideale per creare un ambiente di condivisione dati del tutto neutrale. Grazie all’uso di interfacce di programmazione aperte (Api), Bimserver consente di interrogare le banche dati senza costringere gli utenti a scaricare pesanti modelli geometrici, facilitando il coordinamento continuo tra pubbliche amministrazioni e professionisti.
Parallelamente, per le organizzazioni che richiedono integrazioni personalizzate, spicca xBim Toolkit: una suite di librerie open source su cui le aziende informatiche costruiscono applicativi su misura, da visualizzatori leggerissimi fino a sistemi automatici per il controllo delle interferenze tra gli impianti.
Le incognite dell’open source e la tutela del dato pubblico
Nonostante la validità del modello la diffusione su larga scala delle soluzioni libere deve fare i conti con alcune criticità tuttora aperte. La prima riguarda la curva di apprendimento: spesso sviluppati da community tecniche anziché da reparti dedicati all’esperienza utente, questi programmi presentano interfacce meno intuitive rispetto ai concorrenti commerciali. A ciò si aggiunge il tema del supporto e delle garanzie contrattuali, un fattore che spesso spaventa le organizzazioni più rigide o i funzionari pubblici. Infine, pesa il nodo della sostenibilità finanziaria delle community, la cui continuità operativa richiede risorse costanti per stare al passo con un mercato in tumultuosa evoluzione.
Eppure per le stazioni appaltanti e le pubbliche amministrazioni l’open source rappresenta l’unica vera garanzia di sovranità digitale. Adottare formati aperti e software liberi significa assicurare la consultabilità delle informazioni di un’opera pubblica a distanza di molti decenni, mettendo al sicuro la memoria digitale della collettività dal rischio che un cambio di licenza o il fallimento di un produttore rendano inaccessibili i dati dell’ambiente costruito.
FONTI Mila Fiordalisi “Edilizia & Territorio”
IMMAGINE “Edilizia & Territorio”
