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Appalti Pnrr: boom Bergamo, ultima Prato e crollo a Monza

 

Focus Anac sulla spesa procapite 2022 per le opere realizzate in 100 province italiane, anche con fondi Pnrr. Crescono le stazioni appaltanti qualificate previste dal nuovo Codice

 

C’è una linea rossa che parte da Bergamo, passa per Piacenza e risale ad Aosta. È quella che segna il termometro della spesa pro capite per opere, servizi e forniture nel 2022. E che vede un picco, in qualche caso con numeri stellari, nelle principali province italiane. L’Italia dei campanili nel 2022 è quella dei bandi di gara, trainati anche e soprattutto dalla grande locomotiva del Pnrr, passati al setaccio dall’Anticorruzione in un Focus sul mercato dei contratti pubblici 2021-2022. «Come risulta dalla Banca Dati di Anac, nel 2022 si è registrato in tutt’Italia una vera impennata degli affidamenti – ha commentato il presidente dell’Authority Giuseppe Busia – il valore complessivo degli appalti di importo superiore a 40.000 euro è stato di circa 290 miliardi di euro, a fronte dei quasi 208 dell’anno precedente, con un incremento di circa il 39% rispetto al 2021 e del 56% rispetto al 2020, quando il valore degli appalti si era attestato sui 185 miliardi di euro». Per avere un’idea dell’accelerazione delle gare registrata lo scorso anno, secondo l’osservatorio Anac «il dato complessivo di crescita rappresenta il massimo della serie storica degli ultimi cinque anni, con un sostanziale raddoppio rispetto al 2018». In testa ci sono le gare per i lavori che da soli cubano 108 miliardi di euro.

 

La classifica
C’è un numero che va tenuto presente quando leggiamo questi numeri: ed è quello della spesa pro-capite media nazionale, pari a 4.915 euro. Tra le province italiane al primo posto svetta Bergamo che ha registrato la ragguardevole cifra di 19mila euro pro capite con un balzo rispetto all’anno precedente da capogiro: +1.727,5%. A guardare solo il dato dei bandi di lavori la città lombarda registra performance ancora più alte con un aumento degli importi delle gare di + 5.279,6% ma va detto, e non è secondario, che questi numeri sono stati resi possibili dall’affidamento dell’appalto autostradale Brescia-Milano che da solo vale 19,2 miliardi e una durata di 63 anni. Ma che la città lombarda si presenti in grande spolvero sul fronte delle opere lo ha confermato anche uno studio Cresme commissionato da Ance Bergamo che registra appunto un vero e proprio boom con 844 milioni di lavori nel 2022 e 450 milioni nel primo semestre 2023. Insomma la corsa continua. Al secondo posto nella spesa pro-capite Piacenza con un aumento che supera il 482% e Aosta ben posizionata sul podio con +84% rispetto al 2021. Le Cenerentole sono Prato con soli 605 euro pro-capite, Arezzo con 893 e Reggio Emilia con 965 mentre a Monza Brianza si registra un vero e proprio crollo con -81% di spesa seguita da Padova con -65,7%. Le grandi città – che qui sono considerate a livello provinciale e quindi in alcuni casi come città metropolitane – si difendono bene. La Capitale ha un decorosissimo 7° posto con un aumento della spesa di quasi il 22%, mentre Milano si piazza al 24° posto ma con un aumento più consistente che va oltre il 50%. L’unica con il segno rosso è Torino che perde qualche quota (-14% circa).

 

Le stazioni appaltanti
Ma intanto prosegue la corsa alla qualificazione delle stazioni appaltanti, percorso obbligato per gestire gli appalti di lavori oltre quota 500mila euro. Anac riferisce che si è arrivati a quota 3.370 tra stazioni appaltanti e centrali di committenza (2.887 stazioni appaltanti singole e 483 centrali di committenza). Segnale «che siamo marciando nella direzione giusta», ha detto Busia. Novità anche sul fronte del cratere sismico dove le stazioni appaltanti qualificate sono 222. Dovranno fare fronte, nel 2024, a «più di 1.500 gare per un valore superiore ai 2 miliardi di euro», come riferisce il Commissario Castelli.

 

 

 

FONTI    Flavia Landolfi    “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News