Rilievi dell’Autorità sull’appalto da 45 milioni per la manutenzione delle reti idriche. Acea: nessun provvedimento sanzionatorio, procedura nel rispetto delle norme sui settori speciali
L’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici ha segnalato una serie di rilievi contro l’Acea, la multiutility romana che gestisce principalmente la fornitura di luce e acqua, in relazione a un appalto per la manutenzione delle reti e dei servizi del ciclo idrico integrato. L’appalto, mandato in gara il 9 febbraio 2023 con procedura ristretta – la cui procedura è tutt’ora in corso – conterrebbe criteri e requisiti per la selezione delle offerte che contrastano con i principi del codice e, in concreto, configurano una indebita restrizione della concorrenza. I rilievi mossi dall’Anac si leggono nell’ atto n.1332/2023 firmato dal presidente Giuseppe Busia il 26 luglio 2023 e pubblicato sul sito il 31 agosto, a conclusione di un’attività di vigilanza sulla procedura ristretta per l’affidamento di un accordo quadro da 45 milioni di euro, in tre lotti da 15 milioni, per la manutenzione reti e servizi del ciclo idrico integrato. L’indagine è partita da una segnalazione da parte di Confapi.
Nel mirino tre criteri di valutazione delle offerte tecniche, a cominciare dal criterio di valutazione delle offerte tecniche relativo all’esecuzione pregressa di lavori specialistici, per il quale il disciplinare prevede un punteggio massimo di 8 punti, diversamente attribuiti in virtù dell’importo complessivo per lavori specialistici eseguiti relativi a “manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle reti idriche e/o fognarie” eseguiti con buon esito nel triennio 2020-2022 per conto di aziende di gestione del sistema idrico integrato”. Secondo l’Anac «tale criterio è in conflitto con il codice appalti e con le norme del Trattato UE a tutela della concorrenza, perché non garantisce l’apertura del mercato alla concorrenza». «Il criterio relativo all’esperienza – rileva l’Autorità – restringe la valutazione dei pregressi lavori specialistici soltanto ai lavori di manutenzione effettuati “per conto di aziende di gestione del sistema idrico integrato” e non per conto di altri soggetti committenti, con il ragionevole rischio di limitare la possibilità di concorrere alle sole imprese che già stanno eseguendo lavori di manutenzione per Acea». Tale criterio, conclude l’Anac è «irragionevole e non rispettoso del principio di libera concorrenza».
Contestati inoltre anche il possesso del rating di sostenibilità (Ecovadis) e della certificazione ISO 14064-1a (Gas Serra). Si tratta, osserva l’Autorità, di «requisiti soggettivi che qualificano i concorrenti sul piano delle certificazioni possedute ma non si correla ad una specifica caratteristica dell’oggetto del contratto da aggiudicare». «Detti criteri – chiarisce l’Anac – non consentono di apprezzare meglio il contenuto e l’affidabilità dell’offerta o di valorizzare caratteristiche ritenute particolarmente meritevoli, visto che non incidono in maniera diretta sulla qualità della prestazione». Pertanto, «tali requisiti sono in contrasto con il codice appalti». Infine, l’Acea non sarebbe stata corretta in relazione alla decisione sulla suddivisione in lotti. In quanto facoltà discrezionale della stazione appaltante, si osserva, la scelta «avrebbe dovuto essere motivata negli atti di gara, in relazione alla adeguatezza del valore del lotto rispetto alla garanzia dell’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle microimprese, piccole e medie imprese».
In una nota Acea precisa che «terrà conto delle indicazioni contenute nell’atto dell’Autorità, rilevando peraltro che tale atto non comporta alcun provvedimento sanzionatorio a carico dell’azienda». La società rivendica inoltre la correttezza della procedura, espletata nel rispetto delle regole del codice appalti sui settori speciali.
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
