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Appalto integrato, gli ingegneri: intervenire sul Codice appalti contro l’utilizzo eccessivo

 

Il Consiglio nazionale insiste sulla necessità di correttivi mirati anche per superare la previsione restrittiva dei requisiti professionali dei progettisti

 

«Il Consiglio nazionale degli ingegneri ribadisce la convinzione che il nuovo Codice necessiti di correttivi mirati, le cui priorità devono essere il superamento della previsione restrittiva dei requisiti professionali dei progettisti (art. 100) e dell’eccessivo ricorso all’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione (art. 44)». Si legge in una nota diffusa dal Cni che prende spunto dalle osservazioni dell’Anac (contenute nell’ultimo rapporto annuale inviato al Parlamento) per porre nuovamente all’attenzione il tema delicato dell’appalto integrato, che il nuovo codice promuove fortemente in base alla convinzione che acceleri i tempi di realizzazione.

Secondo l’Anac invece – ma questa è anche la convinzione degli ingegneri – questa modalità aumenta i costi dei contratti in modo indiscriminato proprio grazie alle modifiche introdotte dopo l’affidamento ai progetti posti a base di gara. «In molti casi – ricordano gli ingegneri – risulta approvato e realizzato un progetto diverso da quello originario, con tutto quello che ne consegue in termini di violazione del principio di concorrenza. Come di consueto, gran parte dei problemi sono connessi all’appalto integrato, ossia all’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e della realizzazione dei lavori, che il nuovo Codice ha oltremodo liberalizzato, superando la limitazione della previgente normativa e della stessa Legge Delega».

Pertanto gli ingegneri ribadiscono la loro «ferma contrarietà al ricorso massiccio all’appalto integrato» continuando a sostenere che «il ricorso frequente all’appalto integrato sta ostacolando pesantemente la corretta esecuzione delle opere pubbliche – sottolinea il presidente del Cni Angelo Domenico Perrini – innanzitutto perché le stazioni appaltanti spesso tendono a mandare in gara progettazioni che non sono adeguatamente approfondite, riponendo eccessiva fiducia nel successivo intervento delle imprese. In secondo luogo non riscontriamo, da parte delle imprese stesse, il rispetto dei tempi garantiti in fase di gara per la progettazione esecutiva». «Uno dei motivi principali – spiega il presidente degli ingegneri – risiede nel fatto che, nel corso della propria attività professionale, i progettisti indicati sono rallentati dalle indagini di mercato delle imprese, che mirano sovente ad ottenere il massimo profitto da ciascuna lavorazione».

 

 

FONTI       El&E         “Enti Locali & Edilizia”

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