L’Anac ricorda la scadenza: chi non si farà trovare pronto perderà l’iscrizione all’elenco delle stazioni appaltanti abilitate a operare in proprio
Nel pieno della crisi causata dalla difficoltà a ottenere i Cig per avviare le gare, causate dall’obbligo di digitalizzazione degli appalti scattato il 1° gennaio, è alle porte un nuovo adempimento decisivo per le stazioni appaltanti che hanno concluso con successo il procedimento di qualificazione presso l’Anac. Per mantenere il via libera a operare in autonomia le Pa devono comunicare all’Anac entro il 31 gennaio la proprietà o la disponibilità d’uso di una piattaforma digitale certificata dall’Agid e inserite nell’elenco tenuto dalla stessa Autorità Anticorruzione. A ricordare la scadenza è la stessa Autorità con un comunicato pubblicato oggi sul proprio sito. « Entro il 31 gennaio 2024 – sui legge nella nota – le Stazioni Appaltanti e gli Enti concedenti già qualificati devono comunicare, attraverso il servizio “Qualificazione stazione appaltanti”, la disponibilità e l’utilizzo di piattaforme di approvvigionamento digitale certificate, di proprietà o per il tramite di contratti di servizio con soggetti terzi».
Pesante la sanzione per chi non si farà trovare pronto. «In caso di mancata comunicazione, a partire dal 1° febbraio 2024, la qualificazione ottenuta decadrà», sottolinea l’Anac. «La comunicazione – si legge sempre nel comunicato – dovrà avvenire accedendo all’applicativo della qualificazione e seguendo le istruzioni operative del manuale utente». Nelle proprie Faq sul nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti l’Anac ricorda che «per “disponibilità” di piattaforme di approvvigionamento digitale certificate si intende la possibilità di uso permanente di piattaforme certificate ai sensi degli artt. 25 e 26 del d.lgs. n. 36/2023 in quanto di proprietà della stazione appaltante o messe a disposizione da parte di soggetti terzi per il tramite di contratti di servizio, altra tipologia di contratto o altro titolo idoneo». A titolo esemplificativo, «costituiscono titoli idonei di disponibilità della piattaforma: modulo di formale richiesta di utilizzo, modulo di adesione ad un servizio messo a disposizione sulla base di regolamento regionale, possesso di credenziali idonee che consentano l’adesione al servizio mediante autenticazione».
In base all’ultimo report dell’Anac aggiornato al 31 dicembre 2023 (dunque prima che cadesse la tagliola della digitalizzazione obbligatoria) i Italia risultano 3.700 stazioni appaltanti qualificate cui si aggiungono altre 8.492 amministrazioni che operano in forza di una convenzione con una Pa o una centrale di committenza abilitata. Ora bisognerà vedere quante di queste qualificazioni rimarranno in piedi alla luce della scadenza del 31 gennaio. Ricordiamo infatti che non sono molte le piattaforme digitali abilitate e che effetto-imbuto e malfunzionamenti stanno causando una pesante crisi dei Cig, con la grande difficoltà se non addirittura l’impossibilità dei Rup a ottenere i codici gara necessari ad avviare le gare, con conseguente svuotamento delle Gazzetta Ufficiali rimaste orfane di avvisi relativi all’avvio di nuove procedure.
Mentre la frustrazione dei funzionari della Pa continua a farsi sentire sui social, cominciano ad arrivare anche i primi allarmi a carattere un po’ più ufficiale, Dopo l’associazione delle società di ingegneria e architettura (Oice) che ha denunciato i rischi di svuotamento del mercato dei servizi di progettazione a gennaio, ieri si è levata la voce dei piccoli comuni rappresentati dall’Uncem. «Le piattaforme digitali, che i Comuni stanno iniziando con estrema fatica a utilizzare, non sono efficaci. La semplificazione auspicata, grazie alla digitalizzazione di tutti i processi, sta mettendo in crisi i Comuni. Uncem lo ripete ai Ministeri e ad Anac – protesta il presidente nazionale Marco Bussone -. Troppo tempo si impiega per prendere un Cig. Per questo chiediamo, senza aver finora ottenuto risposte, di eliminare l’obbligo di Cig per affidamenti inferiori ai 5mila euro. Una procedura semplificata esisteva ed è stata eliminata dal 1° gennaio. Risultato, la vita nei Comuni si è fatta più difficile e le piattaforme sono lente, piene di insidie che non garantiscono peraltro la trasparenza. Troppo forte è il rischio di errori, non voluti certo, ma la semplificazione si fa in altro modo. Si torni a modelli semplici e veloci che non blocchino le macchine gestionali dei Comuni, di Comunità montane e Unioni, di tutta la Pa».
Va detto che fermare le macchine ora per tornare semplicemente indietro sarebbe anti-storico e controproducente. Ma certo, di fronte al caos di questi giorni una soluzione va trovata in fretta.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
