La proposta dei costruttori: oppure consentire un Sal straordinario al 29 febbraio. Brancaccio: la sanatoria del governo non risolve i problemi di famiglie e imprese ma anzi incentiva l’abbandono dei lavori
«Rinnoviamo la richiesta di una breve proroga per i lavori oltre il 60% o, in alternativa, l’emissione di un nuovo Sal al 29 febbraio con aliquota al 110 per cento. Questo consentirebbe di salvare i lavori in circa 25mila cantieri dove sono coinvolte 220mila famiglie, sui circa 40mila cantieri aperti stimati in base ai dati dell’Enea». Lo ha chiesto la presidente dell’Ance Federica Brancaccio ascoltata il 16 gennaio dalla Commissione Finanze della Camera dove è in corso l’esame per la conversione in legge del decreto Superbonus. La presidente dei costruttori ha inoltre espresso preoccupazione per l’attuale soluzione individuata dal Governo, che, ha spiegato, «contiene invece solo una sanatoria che permette ai contribuenti di mantenere gli incentivi fruiti sino al 31 dicembre 2023 anche in caso di mancata conclusione dei lavori». Questa soluzione individuata, ha aggiunto, «non riduce in nessun modo il problema di famiglie e imprese e rischia piuttosto di favorire l’abbandono dei cantieri lasciando le opere incompiute».
Come è stato spiegato ai deputati della VI Commissione di Montecitorio, le proposte dei costruttori, prevedono, come prima possibilità, la proroga del Superbonus per le spese sostenute sino al 29 febbraio 2024, riconoscendo la stessa percentuale di detrazione riconosciuta al 31 dicembre 2023 (110% o 90%, a seconda della data della delibera assembleare e della presentazione della Cilas) per interventi, sia trainanti che trainati, effettuati su condomini, o su edifici composti da massimo 4 unità e interamente posseduti da una persona fisica, per i quali è stata esercitata l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura. Stessa cosa per gli interventi realizzati, al 31 dicembre 2023, per almeno il 60% dell’intervento complessivo. In alternativa a questa soluzione, i costruttori hanno proposto di dare la possibilità di emettere un Sal straordinario al 29 febbraio 2024, «così da far rientrare nel Superbonus al 110% (o al 90%) tutti i lavori realizzati entro tale data e con possibilità di optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, anche se il Sal non raggiunge le percentuali minime previste dalla norma (30%, 30% e 40%)».
Anche i proprietari immobiliari aderenti a Confedilizia – tra le altre associazioni ascoltate dalla Commissione Finanze della Camera – ha chiesto una soluzione con utilizzi la modalità del Sal aggiuntivo. «Chiediamo di consentire la possibilità del cosiddetto Sal aggiuntivo, cioè considerare totalmente i lavori eseguiti fino al 31 dicembre 2023 per salvare questi lavori dagli accertamenti», ha proposto il presidente dell’associazione Giorgio Spaziani Testa. Si tratta, ha spiegato, «di non utilizzare l’ultimo Sal, come dice la norma adesso – che potrebbe lasciare scoperta una parte degli interventi eseguiti – ma consentirne uno apposito».
In una più ampia prospettiva di riordino delle agevolazioni edilizie – anche per venire incontro agli obiettivi dell’Europa di rendere energeticamente più efficiente il patrimonio edilizio privato – sono arrivate richieste di stabilizzare lo sgravio, frenando le compulsive modifiche in corsa delle norme. «Le agevolazioni devono essere strutturali – ha detto il presidente dei tributaristi Riccardo Alemanno -: non si deve ogni anno pregare la bontà del Parlamento e del Governo perché ci sia una proroga; gli investimenti sugli immobili devono avere una progettualità di periodo negli anni». «Le agevolazioni – ha proposto Alemanno – devono essere strutturali ma non devono superare il 50%, perché è il perfetto punto in cui l’agevolazione viene coperta dalle maggiori imposte».
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
