Il termine cerchiato in rosso è il 25 marzo, data entro la quale Roma dovrà inviare le proprie controdeduzioni sul bando per la concessione della A22
Si stringe il cerchio intorno all’assegnazione della concessione dell’autostrada del Brennero A22, tornata sotto la lente della Commissione europea in un lungo botta e risposta sulla gara.
Con una lettera del 27 febbraio la direzione generale Mercato interno ha messo ancora una volta in chiaro il perimetro dell’affidamento secondo le regole europee, questa volta con una richiesta formale di chiarimenti indirizzata a Roma e in particolare al ministero delle Infrastrutture, nella quale si chiede conto della conformità del bando alle osservazioni già trasmesse da Bruxelles. E che a ottobre sono costate una messa in mora dell’Italia su questo dossier.
La questione è annosa e si gioca su un intenso carteggio tra Roma e Bruxelles intorno all’affidamento dell’autostrada con gara ma nell’ambito di un Ppp con diritto di prelazione. Un aspetto quest’ultimo da sempre contestato dalla Commissione che nei mesi scorsi ha sollevato più di un dubbio in merito alle corrette regole della concorrenza fino all’ultimo atto, il 5 febbraio, della sentenza Urban Vision (causa C-810/2024) con cui i giudici di Lussemburgo hanno decretato che il diritto di prelazione ribadito nel correttivo del Codice appalti si pone in contrasto con la normativa comunitaria. Un verdetto che sembrerebbe scrivere la parola fine sulla corsia preferenziale di assegnazione delle concessioni alle imprese proponenti.
È proprio su questo snodo che torna a insistere Bruxelles nella nuova lettera di cui il Sole24Ore ha preso visione. Nel testo la Commissione europea vuole capire se questo meccanismo abbia inciso sull’effettiva apertura della gara e «se la previsione di un diritto di prelazione condizionale a favore del promotore nella prima fase di gara non ha di per sè disincentivato alcuni operatori economici dal presentare richieste di partecipazione». Per Bruxelles potrebbero configurarsi intatti «effetti distorsivi sulla concorrenza a valle, in violazione dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento».
Parte da qui la richiesta di una serie di informazioni puntuali sull’andamento della gara. La Commissione domanda in particolare di indicare «il numero di operatori che hanno presentato richieste di partecipazione» e anche «il numero di operatori prequalificati che riceveranno una lettera di invito». Il secondo nodo riguarda il valore economico del progetto in caso di rinuncia del promotore o alla prelazione. Qui Bruxelles chiede chiarimenti visto che come già segnalato in precedenza «il bando di concessione non sembra contenere indicazioni trasparenti che consentano una quantificazione precisa dell’importo di tali altre forme di indennizzo». La lettera rileva come il tetto del 2,5% stabilito dal Codice si traduce in questo caso in un importo massimo di 250 milioni.
«Il fatto però che l’importo esatto di detto fattore di costo aggiuntivo non sia noto agli offerenti diversi dal promotore, almeno nella prima fase della procedura di gara, sembrerebbe svantaggiare tali offerenti nella formulazione di offerte realmente competitive», rileva la Dg Grow. La Commissione chiede quindi se «un’indicazione del prezzo del progetto di fattibilità» sia stata fornita nella prima fase della procedura e quali misure siano state previste per evitare che il promotore possa «sovrastimare il prezzo del progetto di fattibilità», creando un ostacolo competitivo per gli altri operatori.
La richiesta di chiarimenti arriva con tempi stretti. Il termine cerchiato in rosso sul calendario è il 25 marzo, data entro la quale Roma dovrà inviare le proprie controdeduzioni sul bando per la concessione della A22. In caso di risposte insufficienti il passo successivo potrebbe essere il parere motivato e, in ultima istanza, il ricorso alla Corte di giustizia.
FONTI Flavia Landolfi “Enti Locali & Edilizia”
