A oltre un anno dall’entrata in vigore dell’obbligo previsto dall’art. 43 del d.lgs. 36/2023, la gestione informativa digitale mostra risultati incoraggianti ma anche criticità organizzative che le stazioni appaltanti sono chiamate ad affrontare per rendere il BIM realmente efficace
L’obbligo di adottare i metodi e gli strumenti di gestione informativa digitale per gli appalti di lavori di importo superiore a 2 milioni di euro è ormai entrato nella prassi operativa delle stazioni appaltanti.
A oltre un anno dall’entrata in vigore della disciplina prevista dall’ art. 43 del d.lgs. n. 36/2023, come modificato dal d.lgs. n. 209/2024, è possibile formulare un primo bilancio.
BIM negli appalti pubblici: benefici e criticità dopo oltre un anno di obbligo
Se i benefici della metodologia BIM appaiono sempre più evidenti in termini di qualità della progettazione, controllo dei costi e gestione dell’opera, l’esperienza applicativa ha messo in luce anche diverse problematiche organizzative e operative che interessano, seppur con diversa intensità, l’intero sistema delle stazioni appaltanti.
L’introduzione dell’obbligo ha rappresentato uno dei passaggi più significativi del processo di digitalizzazione avviato dal nuovo Codice dei contratti pubblici: molto più che un semplice strumento di progettazione tridimensionale, la modellazione informativa costituisce un metodo di gestione delle informazioni che accompagna l’opera pubblica lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla programmazione alla progettazione, dalla fase esecutiva fino alla manutenzione.
Dopo oltre un anno di applicazione, tuttavia, appare evidente che la sfida non riguarda tanto la disponibilità della tecnologia quanto la capacità delle amministrazioni di riorganizzare i propri processi interni. Il BIM, infatti, produce benefici solo se la stazione appaltante è in grado di gestire correttamente il patrimonio informativo generato durante l’intero ciclo di vita dell’opera.
I primi benefici della gestione informativa digitale
Le amministrazioni che hanno già avviato un’effettiva implementazione della metodologia BIM registrano risultati positivi soprattutto nella fase progettuale.
La possibilità di sviluppare un modello informativo condiviso consente un migliore coordinamento tra le diverse discipline progettuali, riducendo errori, incoerenze e interferenze tra strutture, impianti e componenti architettoniche. Ne deriva una significativa diminuzione del rischio di varianti in corso d’opera, con evidenti riflessi sul contenimento dei costi e sul rispetto dei tempi contrattuali.
Anche durante la fase esecutiva la metodologia evidenzia importanti vantaggi: l’integrazione tra il modello digitale e la programmazione delle lavorazioni consente una gestione più efficiente del cantiere, migliora il coordinamento tra i soggetti coinvolti e permette di pianificare con maggiore precisione le attività sotto il profilo della sicurezza, riducendo le interferenze tra le lavorazioni.
Particolarmente significativo è inoltre il valore assunto dal modello “as built”, che mette a disposizione della stazione appaltante un patrimonio informativo destinato a supportare la manutenzione programmata, la gestione degli impianti e la futura programmazione degli interventi.
Le criticità applicative del BIM per le stazioni appaltanti
Accanto ai benefici, in questo primo anno di applicazione dell’obbligo non sono mancate alcune criticità che meritano particolare attenzione.
L’aspetto più delicato riguarda la capacità organizzativa delle stazioni appaltanti. L’adozione del BIM non si esaurisce nella richiesta di elaborati digitali ai progettisti, ma richiede che l’amministrazione sia in grado di predisporre un Capitolato Informativo adeguato, definire i requisiti informativi dell’intervento, gestire l’Ambiente di Condivisione dei Dati (CDE), verificare il Piano di Gestione Informativa e controllare la qualità dei modelli informativi prodotti nel corso dell’esecuzione del contratto.
Tali attività presuppongono competenze tecniche e organizzative non sempre presenti all’interno delle amministrazioni.
I chiarimenti forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno confermato un’interpretazione rigorosa della disciplina, evidenziando come l’obbligo debba trovare applicazione ogniqualvolta ricorrano i presupposti previsti dall’art. 43 del Codice, rafforzando così il processo di diffusione della gestione informativa digitale.
Le difficoltà delle stazioni appaltanti e il caso dei piccoli enti
Va evidenziato come le problematiche non riguardino esclusivamente i piccoli Comuni, interessando invece, con diversa intensità, gran parte delle stazioni appaltanti.
L’implementazione del BIM richiede infatti investimenti nella formazione del personale, nell’aggiornamento delle procedure interne e nell’acquisizione di competenze specialistiche. Non sempre gli uffici tecnici dispongono delle professionalità necessarie per gestire il processo informativo previsto dall’Allegato I.9 del Codice, con particolare riferimento alla predisposizione del Capitolato Informativo, alla verifica dei modelli e alla gestione dell’Ambiente di Condivisione dei Dati.
Le criticità risultano comunque più marcate negli enti di minori dimensioni: in molti piccoli Comuni gli uffici tecnici operano con organici ridotti e personale chiamato a svolgere contemporaneamente funzioni di programmazione, progettazione, gestione delle procedure di affidamento, direzione dei lavori e manutenzione del patrimonio. Contesti nei quali l’introduzione della metodologia BIM rischia di trasformarsi in un adempimento particolarmente gravoso se non accompagnato da adeguati percorsi di formazione e da forme di supporto organizzativo.
Sotto questo profilo assumono particolare importanza le centrali di committenza, le stazioni appaltanti qualificate e le forme di collaborazione tra enti, che possono favorire la condivisione di competenze specialistiche e consentire anche alle amministrazioni meno strutturate di affrontare con maggiore efficacia il processo di digitalizzazione.
BIM negli appalti pubblici: le prospettive della digitalizzazione
L’esperienza maturata nel primo anno di applicazione dell’obbligo conferma che il BIM costituisce un’opportunità vera per migliorare la qualità della progettazione, ridurre gli errori, contenere le varianti e rendere più efficiente la gestione delle opere pubbliche.
La vera sfida però non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle stazioni appaltanti di adeguare la propria organizzazione a un modello di gestione fondato sulla condivisione e sull’utilizzo del dato digitale.
Perché ciò avvenga sarà necessario continuare a investire nella formazione del personale, nella qualificazione delle amministrazioni e nella diffusione di competenze specialistiche.
Solo in questo modo il BIM potrà trasformarsi da obbligo normativo in uno strumento realmente capace di accrescere l’efficienza degli investimenti pubblici e di innalzare la qualità delle opere.
FONTI Andrea Pio Concettini “LavoriPubblici.it”
