Il ministro: risorse necessarie con scostamento entro il 2026, non rinviabili alla legge di Bilancio. «Ci sono già diverse difficoltà sui cantieri». Ciucci: 3,8 miliardi di ristori ancora da pagare a 6.900 imprese
Otto miliardi di euro, da trovare subito e non con la prossima legge di Bilancio, per pagare lavori già realizzati nel triennio 2024-2026 e scongiurare il rischio di blocco dei cantieri. È la richiesta portata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini nell’ultimo Consiglio dei ministri e rilanciata oggi dal palco della conferenza «Città del futuro 2030-2050» organizzata dall’Ance al Maxxi di Roma.
«Otto miliardi, non per nuove opere», ha chiarito Salvini, ma per «pagare i lavori già fatti». Una richiesta che, ha spiegato, nasce dalla necessità di coprire entro la fine dell’anno i costi maturati dalle imprese: «Non posso metterli nella legge di Bilancio, perché siamo al primo ottobre, e mi servono per pagare lavori già eseguiti dal 2024 al 2026, mentre la legge di Bilancio entra in vigore il primo gennaio 2027».
Il ministro ha quindi legato la richiesta allo scostamento di bilancio, sottolineando che non si tratta di risorse per finanziare nuove infrastrutture, ma per evitare che l’aumento dei costi comprometta la continuità di opere già avviate. E il problema, ha avvertito Salvini, non riguarda soltanto i grandi cantieri. «Se il problema c’era il grande, poi a cascata c’era il medio, c’era il piccolo, c’era il piccolissimo».
Tra gli esempi citati il collegamento tra la stazione di Venezia e l’aeroporto, dove il ministro ha riferito di difficoltà dell’impresa (Rizzani de Eccher), e altri cantieri come ad esempio il collegamento aeroporto-città a Bergamo (affidato a un raggruppamento guidato da D’Agostino Angelo Antonio con Segeco). Sullo sfondo ci sono rincari che, ha ricordato, interessano il bitume, aumentato del 60%, la plastica e l’energia, oltre alla concorrenza sulla manodopera qualificata.
Il tema è esploso nelle ultime settimane anche con il caso Webuild e le riserve per circa 22 miliardi avanzate dal gruppo sui contratti ferroviari, riportando in primo piano l’impatto della dinamica dei prezzi sulla sostenibilità economica delle grandi opere. Per questo e anche per la rimonta dell’inflazione Salvini ha incocato comunque «una manovra impoortante e coraggiosa».
Dall’Ance arriva una fotografia altrettanto critica. Il presidente Antonio Ciucci ha indicato come «emergenza dell’emergenza» i ristori del decreto Aiuti ancora da corrispondere: circa 3,8 miliardi di euro che coinvolgono 13mila cantieri e 6.900 imprese. Di questi, circa 2 miliardi riguardano le compensazioni relative al quarto trimestre 2024 e al 2025, già maturate ma non ancora pagate. Altri 1,8 miliardi sono stimati per le compensazioni del 2026. Per Ciucci, si tratta ormai di «crediti quasi deteriorati». L’Ance propone di utilizzare i risparmi del Pnrr, stimati in 8-10 miliardi, per mettere al riparo imprese e cantieri.
La questione si intreccia con la fase di uscita dal Pnrr e con la necessità di mantenere elevato il livello degli investimenti infrastrutturali. «Se non ce la facciamo da soli, con il nostro bilancio, dovremmo chiedere uno scostamento alla Comunità europea», ha detto Ciucci, riferendosi alle emergenze energetica, ambientale e abitativa. Salvini, dal canto suo, ha legato la richiesta degli 8 miliardi alla prossima manovra, che a suo giudizio dovrà essere «importante, coraggiosa», anche alla luce di un’inflazione indicata al 4,2%.
Il punto, per il ministro, è evitare che il problema della copertura finanziaria si trasformi in un problema di continuità produttiva. «Il lavoro non è hobby», ha sintetizzato, ricordando che dietro i grandi contratti ci sono imprese di dimensioni diverse e filiere che rischiano di essere coinvolte a cascata. Un tema destinato quindi a entrare nel confronto sulla Manovra, ma con una richiesta temporale precisa: per i lavori già eseguiti nel 2026, le risorse devono arrivare entro il 2026.
Arriverà non prima di gennaio, invece, il primo passaggio concreto del Piano casa. «Stiamo attendendo le ultime vidimazioni del processo burocratico – ha spiegato Salvini -, poi siamo pronti con Invitalia a far uscire il bando e a cominciare già nei primi giorni del 2027» con il processo di riqualificazione dei 60mila alloggi oggi inagibili. Sul piatto ci sono risorse per un miliardo che, anche qui, rischiano di essere insufficienti con le stime per il costo medio dei lavori salite dai circa 20mila euro ad appartamento annunciati con il varo dell’operazione a maggio e gli oltre trentamila di cui si discute oggi. non poteva mancare un cenno al Ponte. «A novembre sapremo potremo andare avanti o ci sarà da aspettare», ha ricordato il ministro con riferimento alle ulteriori decisioni della Corte dei Conti.
Intanto il caro-materiali rischia di scavare ulteriori solchi sociali oltre che buchi di liquidità nelle casse delle imprese. Sintetizza bene la questione Ciucci: «Dal 2019 al 2026 il costo di costruzione del fabbricato residenziale-tipo, rilevato dall’istat, è aumentato del 25%, contro un aumento medio del reddito del 14%: quindi in pochi anni si è già aperto un buco del 15%. Ecco – ha concluso – questa è la famosa fascia grigia di persone che non ha più accessibilità a locazioni o acquisto: non è così naturalmente povera da poter accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non ha neanche il reddito necessario per potersi permettere l’edilizia privata».
FONTI Mauro Salerno “Edilizia & Territorio”
