Lo prevede l’unico emendamento approvato ieri in commissione alla Camera. Niente da fare per gli emendamenti sui Cig dei microappalti già garantiti dall’Anac. Oggi nuova seduta con voto sui temi caldi a partire dalla revisione prezzi
Non sarà più necessario attendere i decreti ministeriali del ministero dell’Ambiente (Mase) per applicare i Criteri ambientali minimi nei lavori di ristrutturazione. Grazie all’unico emendamento approvato ieri al decreto legge Infrastrutture i Cam si applicheranno in modo diretto e vincolante, senza alcun rinvio a successivi decreti attuativi del Mase. Per Mauro Rotelli (FdI), presidente della commissione Ambiente della Camera, firmatario dell’emendamento, «si tratta di un passo concreto verso una pubblica amministrazione più sostenibile, efficiente e attenta all’ambiente, in linea con gli obiettivi fissati dall’Italia, gli impegni europei e le aspettative dei cittadini, con ricadute positive anche sugli appalti pubblici».
Dopo la seduta di ieri in cui sono stati respinti quasi tutti gli emendamenti presentati da esponenti dell’opposizione e accantonate molte altre proposte di modifica incluse quelle molto attese sulla revisione prezzi, vero tema caldo insieme al Ponte sullo Stretto del decreto, le commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera torneranno a riunirsi oggi pomeriggio per continuare l’esame del provvedimento che deve essere convertito in legge entro fine mese.
Tra gli emendamenti respinti anche quelli che puntavano a rendere strutturale per via legislativa la possibilità di utilizzare la piattaforma Anac invece delle Pad per la gestione dei microappalti sotto i cinquemila euro. Una possibilità che nel frattempo è stata comunque concessa dall’Anac con una proroga sine die della soluzione a favore degli enti locali più piccoli.
Sul punto il viceministro Edoardo Rixi presente che ha seguito i lavori in commissione ha sottolineato che il Governo non è contrario alla ratio degli emendamenti ma ne ha chiesto il ritiro trattandosi di modifiche «in contrasto con gli obiettivi del Pnrr relativi alla digitalizzazione di tutto il ciclo dei contratti pubblici di qualsiasi importo». Rixi ha ribadito che il «codice dei contratti pubblici, non contiene alcuna ipotesi di deroga o di esenzione dall’applicazione delle disposizioni sulla digitalizzazione con riferimento a fattispecie particolari di affidamenti o a determinate soglie di importi. Conseguentemente, al fine di evitare possibili reversal rispetto agli obiettivi del PNRR già rendicontati e valutati positivamente dalla Commissione europea, afferma che è indispensabile che attraverso l’interfaccia applicativa della Banca dati nazionale dei contratti pubblici messa a disposizione dall’ANAC venga consentito alle stazioni appaltanti non soltanto di acquisire il codice identificativo di gara (Cig) e di registrare i medesimi dati che verrebbero registrati e trasmessi alla Banca dati tramite le Pad, ma anche, così come previsto dall’articolo 25, comma 2, del codice dei contratti pubblici, di svolgere le procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici».
Insomma, per dare una soluzione definitiva e con forza legislativa al tema dei piccoli appalti il Governo rinvia la palla nel campo dell’Autorità con la richiesta di «un’attestazione da parte dell’Anac in ordine all’equivalenza sotto il profilo delle funzionalità tra l’interfaccia in questione e le Pad, dal momento che si tratterebbe, in definitiva, di una modalità ulteriore che assicurerebbe le medesime funzionalità delle Pad». Richiesta che dovrebbe essere formalizzata in un ordine del giorno di prossima approvazione.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
