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Dopo la frenata del Mit rientra nel testo l’intesa con le regioni

Non è più sufficiente un semplice parere della Conferenza Unificata

 

Torna l’intesa con la Conferenza Unificata. Il disegno di legge delega sulla riforma dell’edilizia archivia, almeno in parte, l’idea di consumare uno strappo inedito con le Regioni su una materia di competenza concorrente, rischiando quindi l’incostituzionalità del testo. Per arrivare al via libera finale dei provvedimenti delegati servirà, tra i vari passaggi, una consultazione formale dei governatori. Ma solo per gli interventi che riguardano direttamente il governo del territorio.

Va ricordato, a questo proposito, che il disegno di legge approvato a dicembre in Consiglio dei ministri si limitava a chiedere un semplice parere che non avrebbe vincolato in alcun modo l’esecutivo. Più nello specifico, la Conferenza unificata (la sede istituzionale nella quale si esprimono Regioni, Province e Comuni) sarebbe stata semplicemente sentita, senza particolari vincoli formali. Entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, avrebbe dovuto inviare un parere all’esecutivo. Decorso questo termine, il Governo avrebbe potuto muoversi comunque, secondo una procedura speditiva, approvando il provvedimento.

Nel testo finale le cose cambiano, anche se non completamente. Entro sessanta giorni dalla trasmissione dei decreti legislativi, oltre ad acquisire i pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici (per alcune materie collegate alla sicurezza degli edifici) e del Consiglio di Stato, dovrà essere acquisita anche l’intesa della Conferenza Unificata: questa, però, dovrà riguardare specificamente i passaggi della delega che riguardano il governo del territorio. Sugli altri, ad esempio su quelli che fissano a livello nazionale i livelli essenziali delle prestazioni, si ricade in una materia di competenza statale. Quindi, sarà sufficiente un semplice parere delle Regioni, non vincolante per l’esecutivo. Sebbene ci sia un passo indietro, allora, resta evidente il timore che i governatori possano in qualche modo rallentare la marcia della riforma. Come, in qualche modo, è successo per il Salva casa, la cui attuazione è stata resa molto difficile dal dialogo con i livelli locali.

Dopo il passaggio in Conferenza, si andrà alle commissioni parlamentari: queste avranno 45 giorni per pronunciarsi sui decreti. Nel caso in cui vengano individuati dei passaggi non conformi ai princìpi e ai criteri direttivi del disegno di legge, potrà partire una fase di interlocuzione tra Governo e Camere, più lunga e nella quale comunque l’esecutivo avrà il potere di ignorare le osservazioni del Parlamento.

 

 

 

 

FONTI          Giuseppe Latour          “Enti Locali & Edilizia”

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