L’Anac certifica il crollo degli importi mandati in gara dopo l’entrata in vigore del Dlgs 36/2023. Busìa richiama le stazioni appaltanti: servivano investimenti, ma è urgente qualificarsi
Effetto nuovo-codice sui bandi di luglio. L’Anac certifica le sensazioni che gli addetti ai lavori avevano già maturato spulciando le gazzette ufficiali delle ultime settimane. L’entrata in vigore del nuovo codice appalti, dal 1° luglio, ha determinato una brusca frenata del mercato degli appalti pubblici.
La banca dati dell’Anac (che raccoglie e monitora tutti gli appalti e i contratti pubblici del Paese, Pnrr compreso) ha registrato valori di mercato in caduta libera, rispetto al mese precedente che pure aveva invece visto una corsa alla svuotamento dei cassetti degli enti prima dell’entrata in vigore della riforma varata con il Dlgs 36/2023.
In totale l’Anac ha contato 26.786 gare per lavori, servizi e forniture nel mese di luglio per un controvalore di 15,1 miliardi. Impietoso il confronto con i 65.384 bandi, per un controvalore di 73.6 miliardi, pubblicati a giugno: il paragone regala un calo del 59% nel numero delle gare e di ben il 79,4% per quanto riguarda il valore degli appalti banditi.
Il crollo è stato particolarmente significativo sul fronte dei lavori. Il dato di giugno contava 13. 767 gare per un controvalore di 21,7 miliardi. A luglio sono state soltanto 5.606 per 3,2 miliardi. Dati che equivalgono a crolli percentuali del 59% per il numero delle gare e dell’85,2% per gli importi messi a gara. Dati solo leggermente migliori (se così si può dire) per le forniture (che fanno registrare un calo del 56,4% per il numero delle gare e del 74,9% per gli importi) e per i servizi con risultati in calo del 62% per le gare e del 79,5% per gli importi. Insomma, segnala l’Anac, anche facendo solo riferimento al numero e non all’importo degli affidamenti «i contratti pubblici sono più che dimezzati, anche tenendo conto anche delle richieste di Cig non ancora perfezionate».
«Pur considerando che si tratta solo del primo mese e che il fenomeno dovrà essere osservato su un periodo più lungo – commenta il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busìa – non si può negare che, a trenta giorni dalla prima applicazione del Codice, si registri una frenata».
Dati che rischiano di aprire nuovi fronti di confronto con i vertici di Porta Pia, visto che fino a poche settimane fa il ministro delle Infrastrutture aveva continuato a rassicurare gli operatori sul fatto che l’entrata in vigore del nuovo codice non aveva prodotti un impatto negativo sul mercato.
«In parte – continua Busìa – è fisiologico che l’entrata in vigore di nuove regole comporti un rallentamento per la necessità di adattarsi alle novità dei testi». Busìa punta il dito anche sui mancati investimenti che invece sarebbero stati necessari per supportare il processo di aumento delle competenze e di organico delle stazioni appaltanti. «Purtroppo – segnala il presidente – , pesa in particolare il fatto che non si sia investito sufficientemente per rafforzare le stazioni appaltanti, qualificandole adeguatamente, anche attraverso l’assunzione di nuovi funzionari capaci di applicare in modo corretto le nuove regole. Ce ne rendiamo conto anche misurando il processo di qualificazione, dove il numero delle stazioni appaltanti qualificate sta aumentando, ma a un ritmo molto più lento».
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
