L’ad dimissionario di Ferrovie dello Stato: «Lascio in accordo con il ministro (Salvini, ndr) e per l’interesse dell’azienda», avrebbe spiegato. L’intesa per l’uscita è stata definita, sebbene manchi il dettaglio della liquidazione
Donnarumma (Fs): «Un fondo italiano entrerà nell’Alta velocità»
Alla fine è capitato. Stefano Donnarumma, anche con un pizzico di scaramanzia, in privato ha sempre ripetuto, fin dal suo arrivo al vertice di Fs, che in assenza di determinate condizioni si «sarebbe immediatamente dimesso», passando la mano. Le condizioni evocate da Donnarumma erano quelle di un rapporto «leale» tra un manager pubblico e la politica, con tanto di facoltà di rivendicarsi autonomo in materia di scelte strategiche. Eppure qualcosa non ha funzionato. Il primo campanello di allarme è suonato quando nel piano industriale, presentato da Donnarumma alla fine del 2024, si è configurata la possibilità di scorporare la rete ferroviaria dal resto del gruppo, con l’obiettivo di aprire all’ingresso di capitali privati.
Un disegno perseguito nel corso del 2025, fino a quando non sono emersi i dubbi del ministero dell’Economia e della ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta. E il giudizio di quest’ultima è cruciale per garantirsi la fiducia del ministro Giancarlo Giorgetti. Donnarumma, dopo avere guidato la multiutility Acea e la società delle reti Terna, è più che rodato rispetto alle dinamiche delle aziende pubbliche, ma nei mesi scorsi ha perso aderenza, registrando un progressivo deterioramento dei rapporti con la maggioranza di centrodestra che nel giugno del 2024 lo aveva scelto per guidare le Fs. A Palazzo Chigi il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari si è rivelato ben presto molto critico, e nella Lega il crescente malumore del ministro dei Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, si è saldato con quello di Giorgetti.
Una combinata che nelle ultime ore ha messo il manager di fronte all’evidenza di «un percorso compiuto», come ha detto ieri durante un breve incontro con le prime linee del gruppo, dove ha confermato che si dimetterà a stretto giro. «Lascio in accordo con il ministro (Salvini, ndr) e per l’interesse dell’azienda», avrebbe spiegato, poco dopo il confronto con il vicepremier avvenuto in tarda mattina. L’intesa per l’uscita è stata definita, sebbene manchi il dettaglio della liquidazione.
Nell’attesa l’impegno di Donnarumma è garantire un passaggio di consegne ordinato al suo successore, ossia l’attuale amministratore delegato di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio. Salvini vuole, del resto, scongiurare sia criticità nei cantieri legati alle opere del Pnrr, sia il susseguirsi di ritardi e disagi per i viaggiatori durante l’estate. Eventi che verrebbero immediatamente imputati al vicepremier. Il cambio di vertice in corsa però non assicura certezze: Strisciuglio dovrà misurarsi con le stesse difficoltà che hanno contrassegnato il mandato del suo predecessore.
La chiusura dei dati del primo semestre di attività consentirà, intanto, a Donnarumma di tracciare il bilancio di un biennio da amministratore delegato. Un rendiconto che il diretto interessato riassume attraverso numeri e cifre. «Questi ultimi due anni sono la risposta della nostra azienda a molti quesiti: 35,9 miliardi di euro di investimenti tecnici, più di 20 miliardi di fondi Pnrr già investiti, il rilancio di Fs International, con il progetto del corridoio Parigi-Londra e il lancio dell’Alta velocità in Germania», aggiungendo «il bilancio riportato in utile, con risultato netto positivo per 30 milioni di euro, dovendo sostenere oneri finanziari per centinaia di milioni a causa dei lunghi tempi di incasso dei fondi pubblici destinati alla rete ferroviaria». Donnarumma rivendica «il rinnovamento storico, urgente e necessario, per una delle aziende che ha fatto la storia del Paese».
La sua stagione in Fs è stata connotata anche dalle acquisizioni di Firema (azienda di costruzioni e manutenzione di vagoni) e di Pizzarotti (costruzioni e opere ferroviarie), che però hanno alimentato più riserve che altro nella maggioranza. Tre sere fa a Milano Donnarumma ha ricevuto il premio Canova dalle mani del presidente di Imi Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè, che consegnandogli il riconoscimento ha ricordato «il successo e l’apprezzamento in aziende con un azionariato misto, cioè sia pubblico che privato». Un gradimento, nel caso di Fs, ormai al capolinea.
FONTI Andrea Ducci “Corriere.it”
IMMAGINE “Corriere.it”
