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Pnrr: il Governo rivede con la Ue dieci obiettivi (su 27) della quarta rata

 

Fitto: «Avvieremo a giorni l’iter per il pagamento dei 16 miliardi».

 

Nessun «definanziamento» per la richiesta del pagamento della quarta rata del Pnrr (da 16 miliardi) che sarà inoltrata a Bruxelles «nei prossimi giorni». Ma ieri, intanto, la cabina di regia, riunitasi a Palazzo Chigi sotto la presidenza del ministro degli Affari Ue, Raffaele Fitto, ha approvato la proposta di revisione di dieci dei 27 obiettivi previsti, che era stata oggetto, il giorno prima, di «un via libera tecnico» della Commissione Europea e che riguarda sei ministeri, a partire dal dossier ormai noto degli asili nido: Istruzione e Merito (i nuovi posti per l’infanzia per l’appunto), Imprese e Made in Italy (spazio e imprese femminili), Infrastrutture e Trasporti (rinnovo parco ferroviario del trasporto pubblico locale e idrogeno nella mobilità ferroviaria), Ambiente e Sicurezza energetica (rafforzamento ecobonus, infrastrutture di ricarica elettrica e uso idrogeno nei settori hard to abate), Cultura (progetto Cinecittà) e Politiche di Coesione (interventi socioeducativi nel Sud per il terzo settore).

«Le proposte di modifica saranno oggi stesso (ieri, ndr) inviate ufficialmente alla Commissione Europea e saranno trasmesse con un’informativa al Parlamento per poterle illustrare nel dettaglio. È un passaggio molto rilevante e importante nel percorso messo in campo», spiega Fitto in conferenza stampa. Per poi respingere alcune «fake news», a cominciare da quella su un presunto ritardo dell’Italia «che andrebbe circoscritto e individuato. Io porto dati oggettivi e aspetto di essere smentito», chiarisce citando gli altri due Paesi (Grecia e Spagna) che, insieme all’Italia, hanno chiesto il pagamento della terza rata («se noi stiamo in ritardo gli altri che situazione hanno?») e ribadendo che l’Italia, però, è l’unico Stato ad aver fatto domanda dell’intera quota a debito (122 miliardi), oltre ai 68 miliardi a fondo perduto, mentre gli altri, dalla Francia (40 miliardi) alla Germania (27 miliardi), hanno fatto un uso assai limitato delle risorse del NextGenerationEu. Insomma, ragiona Fitto, è impossibile paragonare programmi dalle dimensioni così differenti, come quello della Spagna «che ha chiesto molte meno risorse dell’Italia».

Quanto ai tempi dell’arrivo della quarta rata, il ministro non si sbilancia («le garanzie su questo non può darle nessuno»), ma rimarca che questo «lavoro preliminare» serve proprio a evitare una fase di verifica molto lunga. Come quella che, invece, sta interessando il terzo assegno, su cui, dice, «siamo in fase di verifica di alcuni aspetti di dettaglio dal punto di vista dell’interpretazione».

Tornando alla proposte di modifica, come si legge nella nota diffusa a valle della riunione, si tratta di dieci correzioni riferite a errori nella Cid (la decisione di esecuzione del Consiglio Ue, vale a dire l’atto con cui è stata formalizzata l’approvazione del piano italiano) e a circostanze oggettive che non consentono la rendicontazione delle misure. Tra questi figurano, come detto, gli asili nido dove la modifica introdotta «non definanzia alcun intervento, ma impegna il governo a emanare un nuovo bando di selezione degli interventi». Con il benestare dei Comuni, soggetti attuatori degli interventi, rappresentati ieri da Antonio Decaro, presidente dell’Anci: «La riunione è andata bene, hanno spostato la tappa intermedia dell’aggiudicazione delle gare. Non c’è una data, quindi possiamo continuare a procedere». Quanto alle tre proposte di correzioni del Mase, già approvate dai servizi della Commissione Ue, dal ministero chiariscono che non ci sono temi aperti «ma solo un dettagliato lavoro di rendicontazione», anche per la parte hard to abate dove la modifica introdotta prevede il divieto di uso del gas naturale per la produzione di idrogeno «da utilizzare nella riduzione diretta del ferro» (leggi Ilva).

L’ok di ieri provoca però la rivolta delle opposizioni che, con la segretaria del Pd, Elly Schlein, prima e poi con il presidente dei senatori M5S, Stefano Patuanelli, chiedono alla Meloni «di assumersi le sue responsabilità» e di riferire in Parlamento. Mentre la maggioranza, dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a quello dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, alla titolare delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati, fanno quadrato attorno all’ultima mossa.

 

 

FONTI          Celestina Dominelli       “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News