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Ponte sullo Stretto, Ciucci: «Fiducia nella registrazione della Corte dei conti. Obiettivo 2033 per completare l’opera»

L’Ad della società in audizione alla Camera: il Ponte abbatte i costi dell’insularità da 6 miliardi all’anno

 

L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, difende l’impianto tecnico-amministrativo del progetto del Ponte e guarda con «fiducia» alle prossime mosse della Corte dei conti. Resta l’attesa sulle motivazioni dei giudici contabili – non ancora depositate a pochi giorni dalla scadenza dei 30 giorni previsti dalle norme – laddove ogni ulteriore incertezza rischia di appesantire il cronoprogramma di un’infrastruttura che, nei piani del governo, può diventare il simbolo della nuova politica dei collegamenti strategici.

In audizione alla Camera, davanti alla Commissione parlamentare per il contrasto agli svantaggi derivanti dall’insularità, Ciucci ha centrato il suo intervento sul nodo più sensibile delle ultime settimane: i due atti chiave dell’iter – la delibera Cipess del 9 agosto e il terzo atto aggiuntivo alla Convenzione Mit–SdM dell’11 settembre – che la Corte dei conti non ha registrato.

«Restiamo fiduciosi in una registrazione ordinaria dei due documenti», ha detto Ciucci, sottolineando come, allo stato, non siano ancora arrivate le motivazioni del mancato visto sulla delibera Cipess (attese entro trenta giorni dal 29 ottobre), mentre per l’atto aggiuntivo – bocciato il 17 novembre – le ragioni dovrebbero essere rese note entro metà dicembre. L’Ad ha ribadito che dal Governo è arrivato «più volte» il segnale della volontà di procedere con il progetto. «Attendiamo in modo rispettoso le motivazioni della Corte prima di proseguire l’iter», ha detto.

 

«Registrazione con riserva? Criticità per un’opera complessa»
Quanto alla possibilità di chiedere una registrazione con riserva, strada teorica che consentirebbe di andare avanti senza attendere le motivazioni della Corte, Ciucci è stato netto: «È una valutazione che spetta al Governo», ma «presenterebbe elementi di criticità» per un’opera dalla durata pluriennale. Per questo la società auspica una registrazione ordinaria.

E sulla natura dei rilievi, l’Ad ha voluto chiudere ogni spazio a speculazioni tecniche: «Non riguardano aspetti ingegneristici e di fattibilità dell’opera». Se ci sono elementi da chiarire, ha assicurato, «siamo pronti a integrare per superare il misundarstanding».

 

Tempi: «Conclusione tra fine 2032 e inizio 2033»
Ciucci ha tracciato anche un punto fermo sul fronte del cronoprogramma, una volta superato lo stop amministrativo: «La previsione di conclusione dei lavori del Ponte si colloca tra fine 2032 e inizio 2033». Una timeline che presuppone il rapido superamento dello scoglio Corte dei conti e la ripresa ordinata di tutte le attività.

Una parte importante dell’audizione è stata dedicata all’impatto economico del Ponte sull’area dello Stretto e, in particolare, sulla Sicilia. L’insularità, ha ricordato Ciucci, «ha un costo calcolato in circa 6 miliardi all’anno» per la regione. Un onere strutturale che grava sul Pil e penalizza mobilità, logistica e competitività delle imprese. «Pensando a questo rapporto – ha detto – si ridimensiona anche la magnitudo dell’investimento di 13,5 miliardi».

L’Ad ha ribadito che l’infrastruttura non è solo il grande ponte sospeso: «Include anche 40 km di strade e ferrovie che danno continuità al sistema ferroviario di Calabria e Sicilia». Un’operazione che punta ad allineare i tempi di collegamento e rendere più fluida la mobilità interregionale.

La società Stretto di Messina, ha ricordato Ciucci, è una «società in house che non ha obiettivi di utile» e il modello di finanziamento del progetto è costruito su risorse pubbliche già stanziate «a fondo perduto». Le previsioni di traffico sono «molto prudenti», ma comunque sufficienti a garantire un pedaggio medio stimato intorno ai 10 euro: «dunque molto al di sotto dei costi di attraversamento attuali», ha sottolineato.

Il messaggio politico-economico dell’audizione è chiaro: il Ponte, nella lettura della società concessionaria e del governo, non è un’infrastruttura isolata ma un tassello del ridisegno della mobilità tra Sicilia e continente. Opera ingegneristica, certo, ma anche strumento di integrazione territoriale, riequilibrio economico e attrazione di investimenti. Una lettura che, nelle prossime settimane, dovrà confrontarsi con le motivazioni della Corte dei conti. Da quelle pagine dipenderà la velocità con cui il maxi-progetto riportato in vita dopo lo stop del 2013 dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini potrà rimettersi in carreggiata.

 

 

 

FONTI      Mauro Salerno     “Enti Locali & Edilizia”

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